Il 25 maggio 1919 a Bucarest venne data la prima esecuzione della terza Sinfonia di George Enescu.
George Enescu - Symphony No. 3 (1916)
Conducted by Gennady Rozhdestvensky with the BBC Philharmonic Orchestra. I. Moderato - Un Poco Maest...
Avviata da
Moderatore
Moderatore
Il 25 maggio 1919 a Bucarest venne data la prima esecuzione della terza Sinfonia di George Enescu.
George Enescu - Symphony No. 3 (1916)
Conducted by Gennady Rozhdestvensky with the BBC Philharmonic Orchestra. I. Moderato - Un Poco Maest...
Moderatore
Vorrei ricordare il buon Aldo Clementi, scomparso un paio di anni fa
Aldo Clementi: Due canoni per flauto in sol, violino e pianoforte (1994)
Aldo Clementi (1925): Due canoni (1994) per flauto in sol, violino e pianoforte.
Registrazione live: Venezia, Ateneo Veneto, domenica 23 ottobre 2005.
Aldo Clementi: Informel III per orchestra (1961 - 1963)
Orchestra Sinfonica Siciliana
Moderatore
...visto che ci sono 🙂
Il 26 maggio 1914 a Parigi venne data la prima esecuzione di Le Rossignol di Igor' Stravinskij.
Natalie Dessay: "Le Rossignol" (Partie I)
Voici le film "Le Rossignol" de Stravinsky avec des sous-titres en français. Les interprètes du disque original sont présentés dans leur rôle respectif. Le
Membro
ll 26 maggio 1799 nacque a Mosca Puŝkin Alexandr, ovvero il fondatore della grande letteratura russa. Non fu un compositore e neppure un musicista ma, penso che debba trovare comunque ospitalità in un diario musicale che si rispetti e, non tanto perché amò tanto la musica – Mozart e Rossini in particolare – ma perché, non solo, furono musicate oltre 3000 canzoni sulle sue poesie ma, soprattutto perché il teatro musicale russo gli dovette molto nella composizione di molti dei suoi capolavori.
“Ruslan e Ljudmila” di Glinka, “Rusalka” di Dargomyžskij, “La fiaba dello zar Saltan” di Rimskij-Korsakov, “Evgenij Oneghin” e “La dama di picche” di Čajkovskij, “Aleko” di Rachmaninov, “Mavra” di Stravinskij, a cui si devono aggiungere tre libretti che furono direttamente messi in musica così come Puŝkin li concepì: “Il convitato di pietra” di Dargomyžskij, “Mozart e Salieri” di Rimskij-Korsakov e “Il cavaliere avaro” di Rachmaninov.
È vero, ho dimenticato “Boris Godunov” di Musorsgkij e il motivo è dettato dal fatto che considero quest'opera "meravigliosamente squilibrata" come il dramma da cui deriva, l'opera più bella – assieme a Tristan und Isolde di Wagner – che mai sia stata composta.
La storia della composizione di questo capolavoro è fra le più tormentate e controverse, destino che purtroppo riguardò trasversalmente un po’ tutta la musica di Musorsgkij fondamentalmente per due motivi. Il primo fu il suo stato psicologico che condizionò pesantemente il suo lavoro: fu spesso sotto l’effetto dell’alcol e questo face si che molte opere rimanessero incompiute. Il secondo perché il suo modo di comporre fu molto avveniristico e, il messaggio politico annesso alle sue opere non fu affatto tollerato dal potere zarista, attirandosi così, gli strali della censura e le critiche dei suoi colleghi, a cominciare da Rimsky-Korsakov.
La trama rappresenta vigorosamente il dramma psicologico dello zar Boris che, eletto dopo aver fatto assassinare il legittimo erede Dmitrij, è perseguitato a sua volta da un falso Dimitri, che lo spinge alla follia prima e alla morte dopo. Il falso Dmitrij è Grigorij un novizio monaco che viene informato dal monaco priore Pimen della storia di Boris e di Dmitri che, se fosse ancora vivo, avrebbe gli stessi anni di Gregorij. Da qui la decisione di questi di spacciarsi per Dmitrij.
I due personaggi – Boris e il falso Dmitrij - sono entrambi perfettamente consci della doppiezza del loro atteggiamento, e sono analizzati in ogni piega del loro animo con spietata esattezza. Musorsgkij allarga però il messaggio filosofico-politico della tragedia. Se, infatti, l’elemento psicologico rimane, magistrale, in Musorsgkij, è centrale oltre alla presenza del popolo a cui l'opera gira intorno, l’umana comprensione nell’osservare la follia di Boris. Diminuì notevolmente il numero dei personaggi rispetto a Puŝkin, dette maggiore respiro alle scene di popolo e dette un'importanza del tutto nuova all’Innocente, personaggio che in Puŝkin è appena accennato e che, nell’opera lirica, acquista invece una funzione determinante. È lui che smaschera l’illusione di libertà, aprendo gli occhi al popolo che aveva nutrito nei confronti del falso Dimitri eletto zar.
Questo modo di rappresentare la storia, questa aspra ed esplicita critica al potere zarista, fece si che l’opera sparisse immediatamente dai teatri. Fu solo dopo la morte di Musorgskij ,avvenuta nel 1881, che Rimsky Korsakov la riprese a mano riorchestrandola e operando delle variazioni sul testo teatrale originario e rendendola così accettabile alle orecchie e agli occhi del potere zarista.
Un esempio fra i più eclatanti di queste trasformazioni sta nel finale dell’opera, dove Korsakov invertì l’ordine delle ultime due scene. Nella versione musorsgkijana prima c’è la scena della morte di Boris poi la scena che si conclude con la bellissima e straziante aria d’accusa dell’Innocente contro il potere. Nella versione di Rimskij è esattamente il contrario. Apparentemente può sembrare uguale e ininfluente. Ma se nell’addizione matematica, invertendo l’ordine degli addendi il risultato non cambia, così non è per il teatro. Finendo infatti nella maniera originale, il messaggio finale è chiaramente un atto d’accusa al potere; finendo nella seconda versione, invece il messaggio, è quello di un trionfo del potere costituito. A tal proposito e proprio per rendere più chiaro quello che voglio dire voglio riportare quanto l’Innocente canta nel finale del “Boris Godunov” nella versione musorsgkijana:
Sgorgate, sgorgate, lacrime amare,
piangi, piangi, anima ortodossa!
Presto arriverà il nemico e saranno le tenebre,
tenebre oscure, impenetrabili. Dolore, dolore sulla Russia,
Piangi, piangi, popolo russo,
popolo affamato!
Ogni volta che scrivo questa frase straziante non posso fare ameno di pensare a quello che, purtroppo, accadde in seguito, nel Novecento, a questo martoriato popolo.
Mi piace anche riportare una poesia di Puskin che amo molto:
Nel profondo di miniere siberiane
Serbate pazienza altera,
Le vostre pene non saranno vane
Né l’alto volo dei pensieri
Fida sorella di sventura
La speranza ridesterà
Nel buio sottosuolo la forza e l’allegria,
L’ora anelata verrà.
A voi verranno amore ed amicizia
Attraversando le tetre serrature,
Come alle vostre tane di galera
Libera la mia voce giungerà.
Cadranno i grevi ceppi, crolleranno
Le prigioni – e libertà
Vi accoglierà gioiosa sulla porta,
I fratelli le spade vi ridaranno.
Moderatore
Il 27 maggio 1906 a Essen Gustav Mahler diresse la prima esecuzione della sua sesta Sinfonia.
Mahler: Symphony No.6 - Haitink/CSO(2008Live)
Gustav Mahler (1860-1911) Symphony No.6 in A minor "Tragische" Bernard Haitink Chicago Symphony Orch...
Membro
27 maggio 2003 - 27 maggio 2013 : 10 anni dalla scomparsa di Luciano Berio
https://www.youtube.com/results?q=berio&biw=1404&bih=717&ie=UTF-8&gl=IT&sa=N&tab=i1
Membro
Eggià...oggi radio3 lo ha fortunatamente ricordato . W radio3!
Membro
Giovanni Legrenzi
(Clusone, 12 agosto 1626 - Venezia, 27 maggio 1690)
Se mi piace, mi commuove sempre ogni volta che l'ascolto!
Membro
Niccolò Paganini
(Genova, 27 ottobre 1782 - Nizza, 27 maggio 1840)
E' stato il primo concerto per violino e orchestra di Paganini che ho conosciuto ed è tutt'ora il mio preferito!
Membro
27 Maggio 1878, Lunedì
Antonín Dvorják termina a Praga la partitura del Sestetto per archi op.48 in la maggiore per 2 violini, 2 viole, 2 violoncelli
Amo molto questo compositore, a Praga sono stato nella sua casa e sulla sua tomba.
Membro
Luciano Berio
(Imperia, 24 ottobre 1925 - Roma, 27 maggio 2003)
Non ho intenzione di occuparmi di musica come rassicurante mercanzia emotiva per l'ascoltatore o come rassicurante bagaglio procedurale per il compositore. Mi piace invece leggere o ascoltare la musica che si interroga, ci interroga e ci invita a una costruttiva revisione o, addirittura, a una sospensione del nostro rapporto con il passato e una riscoperta sulle tracce di percorsi futuri
Ci piace pensare che la musica esegua se stessa prima ancora di essere eseguita: non solo perché un compositore può sentirla suonare silenziosamente nella propria mente, ma anche perché tutti i suoi strati significativi esibiscono concettualmente la loro autonomia e la loro reciproca interazione.
La storia della musica è sempre stata marcata da una diversa presa di possesso degli strumenti e delle voci. Talvolta è stato possibile istituire un nuovo tipo di dialogo: pensate alle invenzioni strumentali di Monteverdi, generate dalle sue idee sullo stile rappresentativo; pensate alle Partite per violino solo di Bach, dove si incontrano tutte le tecniche violinistiche, passate, presenti e future; pensate al pianoforte di Beethoven che si trasforma in vulcano ( La Waldstein, ad esempio, l'opus 106, l'opus 111, le Variazioni Diabelli...).
Luciano Berio ha riscritto il finale della Turandot di Giacomo Puccini. Ha affrontato e risolto un enigma musicale e poetico denso e appassionante. La nuova versione dell´opera debutta in forma di concerto il 24 gennaio alle Isole Canarie, per la direzione di Riccardo Chailly. Puccini muore a Bruxelles il 29 novembre 1924. Lavora a Turandot da almeno quattro anni: i librettisti Giuseppe Adami e Renato Simoni hanno da tempo, e dopo molte revisioni, consegnato il testo, ispirandosi a una fiaba settecentesca di Carlo Gozzi, a sua volta ricavata da una serie di favole orientali; Puccini ha completato i primi due atti, nel terzo e ultimo si è invece fermato dopo la morte di Liù, la schiava innamorata del principe Calaf, che a sua volta ha sfidato la decapitazione pur di sedurre la potente, sublime, efferata Turandot. Restava da scrivere il finale. Il 26 aprile 1926 (nel `25, intanto, nasce Berio) Arturo Toscanini dirige alla Scala la prima dell´opera; giunto all´ultima nota scritta da Puccini appoggia la bacchetta sul leggio, si rivolge al pubblico e, più o meno, dice queste parole: «Qui il maestro si è fermato». Ma dalla replica successiva Turandot viene eseguita con il finale composto da Franco Alfano e supervisionato da Toscanini. Una musica che non ha mai convinto: eclatante, bombastica, superficiale. E soprattutto troppo veloce nel passare dal compianto alla felicità più esteriore, trascurando una acuta indicazione di Puccini: «Tra Turandot e Calaf desidero dell´intimità amorosa avanti di trovarsi coram populo».
Maestro Berio, è stata la malattia a fermare Puccini?
«No, è stato il libretto, che definirei vergognoso. Lui aveva capito che dopo la morte di Liù non poteva terminare in gloria con un duetto d´amore tra Calaf e Turandot. Ha lasciato delle precise indicazioni in questo senso: "Turandot finirà pianissimo". Questa nuova Turandot finirà esattamente così».
Nel suo lavoro ha tenuto conto degli appunti, degli schizzi di Puccini?
«Naturalmente sì. Gli appunti sono numerosi e interessanti, spesso disordinati e qui e là addirittura sperimentali, con accenno di una serie dodecafonica. Sono anche ritornato a momenti precedenti, soprattutto al primo atto, che è un capolavoro».
Ascolteremo - solo - Puccini o i suoi frammenti incontreranno spunti, cellule creative di altri compositori?
«Le prime due battute di Turandot propongono una vera e propria cellula generatrice dalla quale derivano riferimenti alla Settima Sinfonia di Gustav Mahler e ai Gurrielieder di Arnold Schoenberg. E, a non finire, al Tristano di Wagner».
Tra gli appunti relativi al finale, Puccini ha lasciato un´annotazione affascinante: «Qui Tristano». Perché questo riferimento a Wagner?
«Era ossessionato da Wagner, che aveva per lui un effetto liberatorio, e dagli sviluppi armonici della sua musica. L´ultima aria di Liù, "Tu che di gel sei cinta", è preceduta da alcune battute direttamente riconducibili al Tristano. Puccini è stato, tra gli italiani, il primo musicista europeo».
Che cosa gli ha impedito di essere considerato un radicale innovatore del linguaggio musicale?
«Era un uomo intelligentissimo, che mirava al successo, essendo consapevole degli eventi musicali a lui contemporanei, ma era pur sempre condizionato dal fatto che qualunque cosa facesse doveva avere successo».
Ha musicato tutte le parole del libretto, oppure ha operato dei tagli?
«Non tutte, ma questa non è una novità: dei tagli li fa, ad esempio, anche Zubin Mehta nella sua registrazione discografica. Ci sono delle parole assurde nel libretto: "Ride e canta l´infinita nostra felicità", dice il coro nel´inno conclusivo e Calaf si esprime con frasi come "La bocca fremente". E´ sempre eccitato».
Come definirebbe il carattere del Principe Ignoto?
«Un principe priapico».
Nel programma di sala scritto per l´occasione, Marco Uvietta mette in risalto l´importanza di alcune sue scelte ed esclusioni, soprattutto per quanto riguarda il lieto fine dell´opera, che è sempre sembrato troppo rapido, poco motivato. Come si conclude la sua «Turandot»?
«In modo meno diretto, meno teleologico. Turandot finisce più sospesa, come accade nel teatro orientale, senza dare al racconto una finalità esplicita. Molto delicatamente, poco prima della fine, ritornerà il ricordo di Liù. Turandot termina con una meditazione».
Il prossimo 21 aprile s´inaugurano le prime due delle tre sale del nuovo Auditorium di Roma, progettato da Renzo Piano e destinato a diventare la nuova casa del´Accademia di Santa Cecilia, di cui lei è presidente. Un´occasione formidabile di crescita musicale, che la città attende da oltre sessant’ anni. Le date saranno rispettate?
«Sì. Lavorano tutti a velocità esemplare, non sembra nemmeno di essere in Italia. Rispetteremo i tempi, finalmente».
(Sandro Cappelletto, "La Stampa", 12 gennaio 2002)
Membro
Pardon ma l'ultimo video doveva essere questo:
Moderatore
Il 28 maggio 1913 a Parigi viene data la prima esecuzione de La sagra della primavera di Igor' Stravinskij.
Stravinsky - Le Sacre du printemps - The Rite of Spring - rehearsal - prova - Leonard Bernstein
The Rite of Spring - Rehearsal - Leonard Bernstein - Schleswig-Holstein Orchestra. English. Sottotit...
Membro
Frank ha scritto:
Il 28 maggio 1913 a Parigi viene data la prima esecuzione de La sagra della primavera di Igor' Stravinskij.
È domani Frank! 😉
Moderatore
Carlos ha scritto:
È domani Frank! 😉
Interessante, puoi dichiarere le fonti? Sto guardando un po' in giro e così sembra
http://www.ilpasquin...1799bbb10bf5265
La prima rappresentazione ebbe luogo il 28 maggio 1913 al Theatre des Champs Elisèe a Parigi sotto la direzione di Pierre Monteux con un’orchestra fra le più colossali mai viste prima d’allora
Cosa strana ma interessante ... 🙂
Moderatore
Forse forse:
Il 29 maggio 1913 sul palcoscenico del Théâtre des Champs-Elysées a Parigi la compagnia dei Balletti russi di Sergej Djaghilev, suscitando grande scalpore, eseguiva la coreografia di Vaclav Nižinskij su musica di Igor’ Stravinskij: si trattava della prima rappresentazione assoluta de “La Sagra della primavera” (titolo originale “Le Sacre du printemps”)
http://www.martinane...a-di-stravinsky
Allora devo verificare su un testo serio, grazie Carlos per la segnalazione 🙂
Membro
Johann Sebastian Bach
Wer mich Liebet der wird Mein wort Halten, cantata per soli coro orchestra e basso continuo BWV 59
prima esecuzione: Lipsia, 28 maggio 1724.
Membro
Luigi Boccherini
(Lucca, 19 febbraio 1743 - Madrid, 28 maggio 1805)
Membro
György Ligeti
(Târnaveni, 28 maggio 1923 - Vienna, 12 giugno 2006)
Membro
Frank ha scritto:
Allora devo verificare su un testo serio, grazie Carlos per la segnalazione 🙂
Figurati... 😉 La “Garzantina” dà 29 maggio 1913 e la pagina facebook di Igor S. (gestita da Boosey&Hawkes) sta facendo il conto alla rovescia da alcuni giorni e oggi è arrivata a “one day left!”. 🙂