Carlos, premetto che questo mio intervento sarà volutamente amichevole e scherzoso come vorrei fossero i nostri rapporti, spero questo non ti dispiaccia. Siamo tra amici al bar: tu, Armando, Luca,chiunque altro voglia partecipare e naturalmente io. Siamo tutti a vario livello e a varie conoscenze amanti di Beethoven ma, come è bello che accada, non necessariamente concordiamo su tutto. Tu hai detto la tua infarcendola di quelli che si possono tranquillamente considerare: gusti personali in fatto delle opere beethoveniane. Ora io farò altrettanto conversando amabilmente con te ed esprimendo quelli che sono i miei e sperando di strapparti un sorriso. 🙂Proviamo? 😉
Però è troppo poco, ritornando al discorso su Die Weihe des Hauses; concordo decisamente. Ma, “a naso” come si suol dire, la ragione è facilmente individuabile e riguarda quell'ouverture come altri capolavori di Beethoven che, da sempre, vengono preferiti in una “classifica” che ha al centro della top list la musica che potremmo definire con il termine "eroica”, il che travalica persino la partizione nei tre stili di cui abbiamo qui parlato nei giorni scorsi, privilegiando quell'aspetto della poetica beethoveniana, mai nato e mai finito, presente in molta musica di tutti e tre i periodi. Per cui, ecco che la Sonata “Patetique” op. 13 è diventata più famosa e decisamente più eseguita delle tre Sonate op. 10 (straordinarie) e delle due Sonate op. 14
Carlos, io considero un po' l'opera compositiva beethoveniana come un “crescendo rossiniano” 🙂- perdonami questo termine ma non ne trovo mai uno migliore – dove fra alti e bassi si arriva alla grandezza finale. Lo so tu non sei d'accordo 😐, ma io la penso così. 🥷
Delle tre sonate dell'Opus 10 considero solo la terza veramente ottima con quel Presto iniziale assai complesso e visionario e con quel colossale Adagio che già preannuncia – miseriaccia so che non ti piace questa cosa - quello dell'Opus 106, che meraviglia! Sulla prima che dire? Non è male; ma la trovo ancora troppo vicina allo stile di Mozart e, a me le Sonate per pianoforte di Mozart ad eccezione della K. 311 non mi sembrano poi nulla di particolarmente eccezionale. 😐Nella seconda poi sento Philip Emanuel Bach e anche Haydn, non male neppure questa ma, sì.... nettamente superiore la terza e già vigorosamente beethoveniana come piace a me.
Ma Carlos... l'Opus 13, lo avevo già detto è il primo vero grande salto di qualità nelle opere piano-sonatistiche di Beethoven, quella che fino a quel punto della sua carriera ha per prima un'introduzione drammatica in tempo lento, la prima i cui tempi sono legati senza dubbio alcuno attraverso l'impegno di materiale tematico comune e con consapevoli reminiscenze. È lei senza dubbio che schiude la via alle “Sonate-fantasia”, non pensi? No vero! 😟
Le due Sonate dell'opus 14, sì, sono indubbiamente deliziose, ma continuo a pensare che la Patetique e l'Opus 10 n. 3 siano un'altra cosa.
(per non dire delle due Sonate op. 27, delle quali la “Chiaro di luna” è conosciuta a livello planetario, mentre la sua compagna op. 27 n. 1 - che trovo decisamente migliore! - è riservata a un pubblico di “informati”).
Francamente non saprei quale scegliere fra le due perché sono due ottime Sonate. Fra l'altro la melodia dell'Adagio con espressione della Opus 27 n.1, trovo assomigli tanto al Largo del Concerto n. 3 per pianoforte e orchestra Opus 37, che ne dici? Quel concerto quando ero ragazzino era il mio preferito fra quelli beethoveniani. 😍
Ecco che la Quarta Sinfonia è diventata “terreno per pochi”, presente al 90 per cento dei casi solo nelle integrali, perché chiusa “a sandwich” tra l'“Eroica” e la Quinta (per non parlare della “Pastorale” e della Settima!); stessa sorte, tra l'altro, toccata al Quarto Concerto, nascosto dall'imponente Terzo e dall'“Imperatore”.
La Quarta oggi è stata giustamente rivalutata e stupendo per me è quell'inizio: un movimento lento pieno di idee che si spezzano e senza alcun rapporto: geniale veramente geniale! 😍
Non sono poi così convinto che il Quarto sia un concerto nascosto: in realtà è sempre stato il mio preferito 😍 anche se oggi ho rivalutato fortemente anche il Quinto: l'Adagio un poco con moto è fra le pagine più belle in assoluto di Beethoven. 😍
Se ci pensate, la maggior parte delle opere che hanno ricevuto un nome (quasi sempre imposto dall'editore e non scelto da Beethoven) sono proprio quelle che rispecchiano quell'eroismo musicale di cui dicevo e quelle che da sempre identificano Beethoven, il cui ritratto più famoso è quello in cui lui guarda in cagnesco il ritrattista (come se Beethoven avesse vissuto inc*** tutta la vita, tra l'altro...).
Ehhh già, anche questo dopo tutto è servito per costruirne il mito no? 🥷
Dico “la maggior parte” perché l'op. 11, ovvero lo splendido“Gassenhauertrio”, subisce la stessa sorte di tanti altri pezzi, in forza di vicini di casa assai ingombranti (in questo caso la già citata “Patetica” op. 13, delle tre Sonate per violino op. 12 - che, essendo le prime tre sono, come le prime tre Sonate per pianoforte e i primi Quartetti, “fondamentali” a prescindere - per non dire dei due trii op. 70 n. 1“Geistertrio” e op. 97 “Erzherzogstrio”, che noi conosciamo familiarmente come “Trio degli Spettri” e “Arciduca”).
Tu dici? 😟 Sai, io ho un parere molto diverso da te su questo, praticamente opposto. Innanzi tutto è inevitabile il confronto con il “Trio dei birilli” K. 498 di Mozart – anche se lì c'è la viola e non il violoncello – che è nettamente e superlativamente migliore e, poi, se paragonato nella sua versione per violino, anziché clarinetto, mi sembra veramente un grosso passo indietro rispetto a quello in do- dell'Opus 1: il pianoforte fa nettamente da padrone, gli altri due strumenti mi sembrano due docili barboncini tenuti alla catena.
Ora, non per dire, ma avete in mente cosa c'è prima della Consacrazione? L'op. 123 di Beethoven è niente di meno che la Missa Solemnis (e l'op. 125 è la Nona, s'è detto - anche quella con un bel nome appiccicato, ovvero “Choral”, tanto per non far mancare anche a lei il battesimo postumo).
Chissà, forse anche in questo caso è proprio questo il motivo che questa ouverture è in secondo piano!
Anni fa, quando ero direttore di coro, preparammo per un concerto dedicato a Beethoven un magnifico pezzo breve, per coro e orchestra, dal titolo Mehresstille und glückliche fahrt (uno dei tanti tentativi di Beethoven di far venire i sudori freddi ai coristi, come si diceva da un'altra parte). Il pezzo è davvero bello e, nella sua brevità, è un condensato di "beethovenismo” . Qualcuno lo conosce? E, quelli che lo conoscono, quante volte lo hanno sentito in pubblico o visto in un catalogo di dischi? Benissimo, date un'occhiata al numero d'opus e, insieme a me, sbarrate gli occhi... È l'op. 112! e prima di quella ci sono i tre monumenti, ovvero le tre Sonate opp. 109, 110, 111 e, dopo, Die Ruinen von Athen, op. 113.
Eh sì però, Carlos, tu ben sai che, soprattutto nella parte finale del catalogo, l'ordine numerico non corrisponde, quasi mai, all'ordine cronologico delle opere.
In realtà l'Opus 112 - che è indubbiamente un “piccolo “ capolavoro di pittura sonora (Beethoven mi avrebbe bastonato per questa mia affermazione, visto quello che scrisse per la Pastorale) – risale al 1815 e le ultime tre Sonate del genio di Bonn furono concepite fra il 1820 e il 1822; le musiche di scena “Die Ruinen von Athen” sono del 1811 e dunque più antecedenti all'Opus 112. Ma, se devo dirti la verità, sono fra le musiche meno felici di Beethoven, se poi si considera che sono del 1811...mamma mia! 😢
Detto tutto ciò emergono, a mio parere, un paio di “luoghi comuni” che ci si porta dietro sempre quando si parla di un compositore e che, almeno noi musicisti, dovremmo contribuire effettivamente a scardinare. Uno di questi riguarda un po' tutti gli autori e si riferisce al fatto che gli ultimi lavori siano sempre e comunque i migliori (come se, tra l'altro, l'autore sapesse che sarebbero stati gli ultimi lavori). Una sorte analoga hanno i primi lavori, che, in quanto esordio, sono sempre da ritenersi, alternativamente e a seconda di chi ne parla, presaghi dei futuri splendori, o fondamentali per vedere quanto poi l'autore stesso se ne sia discostato.
Carlos, gli ultimi lavori sono comunque gli ultimi lavori in quanto poi il compositore muore anche se lui non lo sa. Ma anche se lo sapesse, non è certo per questo che dà il meglio di sé ma è perché ha raggiunto un grado di maturità e di esperienza superiore alla giovinezza. Non so se mi sono spiegato in tutto questo contorcimento.
Se Beethoven fosse campato di più e avesse portato a termine i suoi progetti, probabilmente sarebbero stati ancora più grandi e importanti e, non perché si avvicinava la morte, ma perché aveva fatto altri passi in avanti nella sua strada di compositore.
Tu puoi preferire quella Sonata che vuoi (pensa che Chopin a cui Beethoven non piaceva diceva che la sua sonata migliore era quella dell'Opus 26) ma la critica musicale dice cose precise in questo senso, però i gusti sono gusti e vanno rispettati comunque.
Beethoven inoltre soffre di un altra gravissima zavorra, ovvero che lui “è” (o era, se preferite) il musicista “del pugno sul tavolo”, il musicista arrabbiato col mondo, il musicista che graffia... basterebbe invece ricordare che lui stesso considerava la sua Ottava Sinfonia la sua preferita per rivedere decisamente queste posizioni. E basterebbe ascoltare i pochi frammenti della sua Decima (della quale per altro esiste una versione “completata” che, anche se non può ritenersi “beethoveniana”, è illuminante rispetto alla direzione che B. avrebbe poi preso), per capire come, sì, la Nona sia da ritenersi un enorme salto in avanti, un pezzo decisamente innovativo, ma che, probabilmente, per Beethoven era né più né meno che un esperimento (del quale non deve esser stato nemmeno lui tanto convinto, a giudicare da come aveva iniziato proprio la sinfonia successiva).
In realtà quello che non convinceva Beethoven di quella sinfonia era il movimento finale e basta che è poi in definitiva, quello tutt'oggi più contestato seppur è il più popolare almeno nella sua parte iniziale.
Dopo un paio d'ore che scrivo, penso, ripenso e riscrivo, mi rendo conto che la risposta alla domanda di Luca è rimasta nascosta tra le righe. Rileggo (ancora!) e chiedo scusa: va cercata, ma garantisco che c'è!
E se la risposta fosse che, oltre ad essere schiacciata fra i due colossi, questa ouverture può suonare non tanto popolare nella seconda parte? Ovvero in quella che si richiama maggiormente allo stile finale beethoveniano: non popolare come del resto rimangono i suoi ultimi quartetti e le sue ultime sonate a molto pubblico della classica.
Ora saluto la compagnia e vò a nanna! Buona notte!