L. V. Beethoven

Festival BeeThOven

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Azzurro

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Risposta 142 di danielescarpetti

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Tiger ha scritto:

Questo mi sembra un punto importante, nel senso che non sono certo che questa sia la definizione di mito. Il mito non è un ricordo è qualcosa che quasi pre-esiste ...forse è come un popolo, attraverso le gesta di dei ed eroi, abbia spiegato un mistero.

Dei non ce ne sono, eroi magari si...ma quali sono questi eroi...ieri e oggi?

Pensavo a questa domanda di Tiger!

Per me gli eroi di sempre sono quelli che, per dirla con Luigi Tenco - anche lui più di Vasco avrebbe meritato di essere considerato un mito - "lottano invano con il mondo di domani".

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Risposta 143 di thallo

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ho lasciato cadere una serie di cose, tra cui lo scontro continuo tra me e Daniele :-) perché tanto non se ne esce :-)

metto da parte un secondo il discorso sul mito e lo riallargo al discorso sui punti di accesso: io penso che ci siano stati nel secondo cinquantennio alcuni grandiosi punti di accesso alla musica meno conosciuta. Il primo che mi viene in mente è il cinema di Kubrick, che ha reso la musica di Ligeti un successo mondiale. Questo è il tipo di punto di accesso che mi piace di più, proprio perché non sfocia nel mito, nella mitografia (che è diversa dalla storiografia).

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Risposta 145 di danielescarpetti

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danielescarpetti ha scritto:

Ancora una volta mi chiedo - domanda assolutamente retorica - come mai Beethoven. Come mai ancora sempre lui?

😍 :wub: 😍 :wub:

Ricordo di aver letto diversi anni fa che nel mondo intero su dieci composizioni eseguite in concerto una era di Beethoven. Ovunque, in Venezuela come in Cina, in Germania come in Australia. Le cifre, si sa quel che valgono; eppure quel dato era impressionante nella sua sinteticità, e faceva nascere molte domande. Che cosa continuiamo a trovare nella musica di Beethoven? Come mai quest'uomo è diventato il simbolo dell'arte occidentale, e perfino dell'Europa unita?

Provate ad ascoltare le prime quattro note della Quinta Sinfonia: la reazione è immediata, quasi sempre di riconoscimento. ma comunque di curiosità, di stimolo, di attesa. Quelle quattro note suonano ancora oggi come una domanda, una delle domande più potenti, più urgenti, più universali che un artista abbia mai posto ad un essere umano. Musicisti e appassionati sanno che Beethoven nel corso della sinfonia, arriverà a darci la risposta a quella domanda. La sua risposta, beninteso. Ma la Quinta continua a vivere, ad essere amata - ed eseguita - come poche altre composizioni, proprio perché ogni musicista e ogni ascoltatore ha la possibilità di trovarvi la propria risposta: una risposta che cambia e continua a cambiare negli anni, ma che ha sempre a che fare con la sostanza musicale dell'opera, con il senso di trasformazione e rigenerazione di conflitto e catarsi che essa comunica attraverso le note.

Per tutta la vita Beethoven continua a porre all'ascoltatore, e a sé stesso, domande, e a trovare risposte. Ogni sua composizione in un certo senso risponde ad una domanda: ad uno specifico "problema" compositivo, alla necessità interiore di cambiare, ricercare, innovare. L'ultima composizione di Beethoven, il sublime Quartetto op. 135, termina proprio con una "domanda e risposta", esplicitamente indicata in partitura: Deve essere così? Sì, deve essere così!

Un brano musicale, infatti, non deve essere un oggetto. Non passa immutato e immutabile attraverso le epoche. Esso cambia, nella sostanza sonora, nella funzione, nell'interpretazione di chi suona e nella coscienza di chi ascolta. Questo aspetto impalpabile è certamente una debolezza della musica, ma è al tempo stesso la sua grande forza. Nulla come un brano musicale è in grado, attraversando i secoli, di dimostrarsi sempre "attuale"... La musica di Beethoven, tra tutte, è forse quella che ha mostrato nel modo più forte la capacità di attraversare il tempo, di permanere nella memoria, di costruire un proprio spazio percettivo che gli anni non riescono a scalfire. E ha dimostrato allo stesso tempo di essere veramente universale, di saper interpretare lo spirito e le esigenze delle varie epoche, di poter offrire risposte sempre nuove e sempre valide . (...)

Giovanni Bietti: introduzione al suo libro appena uscito presso Laterza ""Ascoltare Beethoven" con cd annesso!

La dedica che campeggia nel libro di Bietti recita in parte così:

a mio padre che mi ha insegnato

ad amare la musica di Beethoven

Questa dedica la faccio anche mia!

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