Aspirante ha scritto:
Grazie Daniele per i 2 papiri 😃
Grazie a te! E allora ecco il terzo papiro, se proprio avete voglia di leggere! 😵
Nella prima scena del primo atto, Giacchino, portinaio della prigione, tenta disperatamente di dichiarare il proprio amore per Marcellina figlia di Rocco capo carceriere. Ella però è innamorata di Fidelio, non sapendo che in realtà questi, è Leonora, vestitasi da uomo per cercare di entrare nella prigione e salvare il marito Florestan che è lì incarcerato per motivi politici. Una volta rimasta sola Marcellina canta il suo amore per Fidelio:
Se solo fossi a te riunita
e mio sposo chiamarti potessi!
Certo una ragazza non ha il diritto
di confessare più di metà dei suoi pensieri.
Ma quando non dovrò arrossire
per un bacio ardente,
quando al mondo c’importunerà
- già la speranza mi riempie il cuore
di una gioia inesprimibile –
come sarò felice!
Nella dolce pace familiare
ogni giorno mi risveglio.
Ci salutiamo con tenerezza, l’attività scaccia le preoccupazioni.
E’ finito il lavoro,
una soave notte ci attende
e ci fa obliare le pene.
Già la speranza mi riempie il cuore
di una gioia inesprimibile,
sarò felice, sarò felice!
E' per me un testo formidabile, proprio perché concepito ad inizio Ottocento: La Donna è vista non solo come moglie, ma come persona che al pari dell'uomo, desidera e afferma la sua voglia d'amore, tenerezza, baci e soavi notti perché questo, solo questo, può essere il presupposto per la felicità fra due innamorati.
Dopo una conversazione dove Rocco, auspica che Fidelio sposi la sua Marcellina segue un'Aria, dove il capo carceriere afferma che il segreto della felicità è certamente dato dall'Amore ma, ben poca cosa sarebbe:
Se non si ha dell'oro da parte
(...)
La felicità va pagata come un servo,
è una cosa bellissima l’oro!”
Leonora-Fidelio non è d’accordo e risponde:
Tutto ciò va bene per voi, maestro Rocco, ma io sostengo che l’unione di due cuori che battono all’unisono è fonte della vera felicità.
Leonora-Fidelio ne approfitta per chiedere del prigioniero che si trova in un sotterraneo segreto e dove, solo a Rocco è consentito entrare. Il carceriere afferma che lì esso si trova da più di due anni. Leonora sussultando afferma:
Due anni dite? Deve avere commesso un gravissimo delitto!.
Rocco risponde:
Oppure deve avere nemici molto potenti, il che è la stessa cosa.
Dura accusa questa verso le tirannie, dove in galera si finisce non perché malfattori ma perché portatori di idee contrarie al potere dato.
Rocco dice:
Bene figliolo, bene
sii sempre coraggioso
e avrai successo. (…)
Leonora-Fidelio risponde:
Per una grande ricompensa
l’amore può ben sopportare
anche grandi sofferenze.
Rocco afferma:
Costruirai, è certo la tua felicità.
Leonora-Fidelio risponde:
Ho fede in Dio e nella giustizia.
Marcellina conclude:
Ma guardami negli occhi!
Neanche la potenza dell’amore è piccola
Dio, giustizia e amore: questi sono dunque i punti cardine, imprescindibili per Beethoven per raggiungere la felicità e la gioia.
Alla fine di questa scena risuona una marcia che annuncia l'arrivo di Pizarro e dei suoi sgherri, il governatore despota che ha fatto incarcerare Florestan
Pizarro appena entrato legge una lettera che gli è stata spedita da una sua spia e che gli annuncia l'arrivo del Ministro il quale verrà a fare un sopralluogo nella prigione perché gli è giunta voce che in quel posto vengono fatti da parte del governatore dei veri e propri soprusi sui prigionieri. Terrorizzato Pizarro pensa a Florestan che il ministro crede morto e che invece egli ha fatto mettere in catene perché intendeva denunciarlo per tutte le sue malefatte proprio al ministro: Nell'aria che segue, caratterizzata da una musica che annuncia la sua minaccia, egli afferma la sua intenzione di assassinare Florestan.
Dopo avere incaricato una guardia affinché tenga d'occhio la strada di Siviglia e di dare immediatamente l'allarme se vede arrivare qualcuno, Pizarro si rivolge a Rocco e promettendogli di farlo diventare ricco, lo incarica di uccidere Florestan. Rocco, terrorizzato si rifiuta e allora, il governatore molto irritato con lui, gli chiede di preparare la fossa, dopo di che sarà lui ad uccidere l'odiato nemico. Leonore, però ascolta nascosta tutta la loro conversazione.
Essi usciti, Leonore esce allo scoperto e canta un recitativo fugato, seguito da una dolcissima Aria d'amore, annunciata e accompagnata da magnifici corni, verso il suo Florestan dove per la prima volta si fa riferimento alla luce come fonte di liberazione e di vittoria dell'amore:
Per me invece sorge l'arcobaleno
lassù al di sopra delle nuvole nere
e la sua vista mi rasserena.
In esso è riflesso il tempo antico
e il mio sangue scorre di nuovo impetuoso.
Vieni, speranza, non lasciare svanire
l'ultima stella che rischiari la mia pena.
Vieni illuminata meta
anche se è ancora tanto lontana:
l'amore la raggiungerà.
Seguo l'impulso del cuore
Leonore – Fidelio convince Rocco ad aprire ai prigionieri e lasciarli un po' alla luce e all'aria. Il celeberrimo e bellissimo Coro dei prigionieri introduce il tema del contrasto della luce che si identifica con la vita e la libertà, e delle tenebre che si identificano con la prigione e la tirannia. I prigionieri escono infatti dalle loro buie celle e vedendo la luce del sole intonano:
Oh, che piacere all’aria libera
poter respirare senza fatica;
solo qui, solo qui è la vita,
la prigione è come una tomba.
Ci sostiene la fiducia
la fiducia nella misericordia divina;
la speranza mi sussurra;
avremo libertà e riposo.
Oh cielo, la salvezza, che gioia!
Oh libertà, ritorni a noi?
Compare qui un’altra costante del pensiero beethoveniano: la fiducia e l’ottimismo che aiutano l’uomo anche di fronte alle più grandi avversità e ingiustizie della vita.
Rocco annuncia l'intenzione di Pizarro di uccidere Florestan a Leonore, la quale disperatamente, cerca di convincerlo a non andare a scavare la fossa. Intanto però, il tiranno si è accorto della uscita dei prigionieri e, molto adirato se la prende con Rocco:
Siamo al termine del primo atto, Pizarro impone il rientro dei prigionieri e a Rocco di affrettarsi a scavare la fossa di Florestan. Costretti a rientrare i prigionieri cantano:
Addio, dolce luce del sole
fra un attimo non ti vedremo più:
già la notte è pronta a ingoiarci
una notte lunga senza mattino.
Marcellina osservando i prigionieri sussurra:
Come si affrettavano verso la luce
e ora tristemente l’abbandonano.
Mentre Leonore si chiede:
Non c'è punizione per il delitto?
Entriamo ora nella parte più drammatica e più bella dell’opera: il secondo atto. Siamo nell’interno della buia cella di Florestan la cui “oscurità è rotta dal chiarore di una lampada”. La simbologia della contrapposizione fra le tenebre – il male – e la luce - il bene - trova qui la sua massima espressione di drammatica bellezza musicale.
Nelle parole declamate da Florestan c'è l’accettazione di quello che il Divino gli ha destinato, confortato in questo però, dalla consapevolezza che comunque sia, egli ha svolto il suo dovere di uomo libero e onesto. le parole che Beethoven fa cantare a Florestan sono espressione della sua filosofia di vita:
Dio mio,che oscurità!
Che silenzio terribile!
Intorno a me il deserto,
nessun altro essere vivente!
Quale tormento!
Giusta è pur la tua volontà
Non mi lamento, oh Dio, decidi tu
Le misure delle mie sofferenze!
Nella primavera della vita la felicità mi ha abbandonato.
Osai dire ad alta voce la verità
e le catene furono la mia ricompensa.
Ma sopporto ogni dolore
e questa misera fine,
confortato dal pensiero
di aver fatto il mio dovere. (…)
Subito dopo, con molta emozione, intravvedendo uno spiraglio di luce perché Leonora e Rocco stanno entrando, egli esulta; non si rende conto di cosa stia accadendo e pensa che un Angelo del cielo con il viso di Leonora, sia venuto a portarlo nel “Regno dei cieli”, l'emozione è talmente forte che crolla svenuto.
Leonora e Rocco sono ora scesi nella cella e devono cominciare a scavare la fossa per il carcerato che, nel buio non è possibile riconoscere. Leonora cerca disperatamente di prendere tempo per non aiutare Rocco e, borbottando con se stessa, afferma:
Oh tu chiunque sia ti salverò!
Giuro che non ti uccideranno
e che ti libererò dalle catene;
mi fai tanta compassione!
Il tutto è accompagnato da una bellissima musica che dà pienamente il senso del momento tragico e dei sentimenti che pervadono i vari personaggi.
Florestan si sveglia e parlando con Rocco apprende che il governatore di quella cella è Don Pizarro:
l'uomo di cui osai smascherare i misfatti
Leonora comprende ora che si tratta di suo marito e in un terzetto, caratterizzato da una musica dolce e malinconica, cerca di fare leva sui buoni sentimenti di Rocco per portarlo dalla propria parte e per liberare Florestan che è inconsapevole che ella è lì accanto a lui:
Il mio cuore mi spinge fra le sue braccia
ella mormora allontanandosi e cercando di dominare tutta la sua emozione.
Quella che segue è la scena che sempre mi infonde un'emozione indicibile e che mi commuove fino alle lacrime. Pizarro entra nella prigione e annuncia al suo martire chi egli sia veramente:
Pizarro che volevi rovinare
Pizarro che avresti dovuto temere,
è qui per fare la sua vendetta!
Mentre tenta di pugnalarlo però, Leonora si frappone fra loro gridando:
Uccidi prima sua moglie!
Lo stupore che segue è grande ma , subito dopo, Pizarro decide di uccidere entrambi, Leonora estrae una pistola e puntandola contro all'odiato tiranno lo ferma. Ora, qui, con profonda emozione, si sentono i squilli fuori della tromba che annuncia l'arrivo del Ministro. Pizarro fugge. Leonora e Florestan cantano assieme:
L'amore e il coraggio uniti ridaranno la libertà
Segue un duetto dove i due coniugi manifestano la loro felicità nel ritrovare sé stessi e la libertà ringraziando per questo Dio:
Grazie , o Dio, per questa gioia!
Mio marito, mia moglie
sul mio petto.
Sei tu!
Sono io!
O gioia sublime!
Leonora!
Florestan!
Scena finale dove la vittoria della luce sulle tenebre è sancita; è l’auspicio di Beethoven che i popoli vengano governati non da tiranni, ma da uomini “illuminati”. Uomini che abbiano come loro fine l’interesse e il bene di tutta la collettività e non i propri interessi personali:
Per volontà espressa
del nostro ottimo re,
sono qui venuto, poveri infelici,
a dissipare le fitte tenebre
che ingiustamente vi avvolgono.
non più in ginocchio come schiavi!
lungi da me lo spirito di tirannia!
e’ un fratello che cerca i fratelli
ed è felice se li può aiutare.
Rocco, seguito da Leonora e Florestan entrano in scena e mettono al corrente il ministro di tutto quello che è accaduto. Pizarro tenta di giustificarsi ma la condanna è senza appello. Marcellina invece, da parte sua e con tanta delusione, deve prendere atto che il suo amato Fidelio è una donna. Annunciati da una dolcissima e liberatoria melodia dell'oboe e poi del flauto e via via degli archi, tutti intonano:
Oh Dio, quale istante!
Dolce, inesprimibile gioia!
Giusto è il tuo giudizio, o Dio.
Tu ci metti alla prova
ma non ci abbandoni!
Chi soave donna acquista
deve al giubil nostro unirsi
Non sarà mai abbastanza lodata
cole che ha salvato il marito
Il filosofo Ernst Bloch nel XX esimo secolo, costruì gran parte della sua filosofia sul Fidelio. I suoi testi principali “Spirito dell'utopia” e “Il principio speranza” partono proprio dal suono delle trombe che annunciano l'arrivo del ministro e dal grido di giubilo:
O Dio, quale istante!
Giubilo che arriva alla sua massima esaltazione mentre Leonora pronuncia l’esaltazione dell’Amore come vero e proprio antidoto contro qualsiasi avversità
L’amore ha sorretto i miei sforzi!
Il vero amore non ha paura di nulla!
L’amore mi ha consentito
di liberarti dalle catene.
L’amore mi fa ora cantare:
il mio Florestan è di nuovo con me!
ps: Ciao FranK, come va? Poi ti rispondo anche a te!