Anche se per modulare basta un accordo spesso ci troviamo dinanzi a brani che compiono il tragitto di modulazione in periodi molto estesi della composizione, questo perchè ci sono esigenze che vanno al di la della modulazione stessa, come ad esempio la "retorica", il voler creare un discorso compositivo ricco,esteso e interessante.
Solitamente ci si riferisce alla tonalità d'impianto, e se da un lato è vero che in una forma sonata classica c'è una contrapposizione forte fra la tonalità d'impianto e quella della dominante, lo sviluppo è il momento in cui il materiale attraversa (termine non usato a caso) percorsi armonici più instabili e perchè no, più distanti dalla tonalità d'impianto. Mediamente i classici si muovono nel circolo delle quinte, ma da buon preromantico, Beethoven inizia ad allontanarsi un po’. Le tecniche sono diverse per realizzare questo “scostamento” ma il problema è farlo “a la maniere de” .
Beethoven , dal punto di vista didattico per imparare a d usare la forma sonata, probabilmente è il più difficile perché non segue uno schema ricorrente e in effetti lui parte dall’usare la forma sonata per poi superarla; in mezzo c’è il mondo.
E’ anche vero che l’opera 18 è stata composta fra 1798 e 1800, periodo al quale mi sembra tu ti stia interessando.
A parte l’opera 18, non farebbe male dare un occhiata alle prime due sinfonie e ad una ventina di sonate per pianoforte, senza tralasciare i 3 concerti per pianoforte e orchestra, alcuni trii e le sonate per violino e pianoforte. Vedrai che è evidente proprio l’esigenza di espandere le strutture formali e l’ampliamento delle proporzioni compositive, egli sviluppa abilmente anche la composizione per violino al quale affida passaggi brillanti a corde doppie, triple, etc. e affida sia al pianoforte sia al violino la stessa importanza (vedi la sonata in fa magg. op. 24 “La primavera” per la sua vena lirico/sentimentale, la sonata in do min. op. 30 n. 2 per il tono cupo ed eroico).
Lo sviluppo compositivo di Beethoven è straordinario come lo dimostrano le 32 sonate per pianoforte create dal 1795 al 1822 brani che presentano innovazioni espressive, compositive e tecniche favorite anche dal perfezionamento della meccanica dello strumento. Le prime sonate per pianoforte si accostano ai modelli formali di Haydn, Mozart e Clementi anche se già si avvertono sonorità ricche, brillanti e di grande espansione tematica con l’aggiunta del quarto movimento minuetto o scherzo. I primi movimenti in forma-sonata sono di ampie dimensioni con esposizioni ricche di materiali tematici contrastanti, effetti dinamici e ritmi significativi (vedi le sonate: “La patetica”, che inizia con un movimento lento seguito poi da temi contrastanti), nei movimenti lenti sono presenti momenti di lirismo seguiti da cupe sonorità e da atmosfere particolarmente espressive. Le sonorità hanno diverse caratteristiche in base alla costruzione formale ad esempio l’op. 26 inizia con un andante con variazioni e l’op. 27 si presenta come sonata quasi-fantasia dove si sono presenti idee più libere derivate dall’improvvisazione come l’adagio sostenuto della sonata in do# minore, denominata poi “Al chiaro di luna” per il suo carattere sognante.
I quartetti per archi e pianoforte op. 18, pubblicati nel 1801, risentono dell’influsso di Haydn anche se sono già presenti alcune soluzioni formali come i movimenti finali scritti in forma-sonata oppure in forma sonata rondò. La prima sinfonia in do maggiore op. 21 viene scritta a 30 anni e segue il modello formale già adottato da Haydn e Mozart anche se la novità che Beethoven introduce è data dallo sfruttamento delle risorse tecniche ed espressive i tutte le sezioni orchestrali e anche dallo stile spezzato della melodia che corre fra i diversi strumenti dell’orchestra.
Sono solo alcuni elementi di riflessione per rispondere meglio anche a
http://www.pianoconcerto.it/forum/index.php?/topic/4106-imitazione-stilistica-procedimenti-pratici/
In particolare, in assenza di un trattato specifico su un determinato linguaggio, bisogna porsi sulla questione come se lo dovessi scrivere tu stesso una sintesi stilistica. Sicuramente capire nel profondo lo stile di un compositore è di grande utilità, però è un lavoro impegnativo; considera che i vecchi corsi tradizionali portavano a scrivere una fuga (e poi non sempre credibile) dopo 7 anni; dopo tanti anni di studio alcuni tempi si accorciano, ma resta sempre un lavoro arduo scrivere per bene e in modo credibile in poetiche diverse e distanti (anche in senso temporale) da noi…visto che si faceva cenno al “falso storico”.