Fenice ha scritto:
Non l'avrei mai detto, che io sappia fra i due non correva buon sangue...sbaglio?
Schubert in vita non ebbe affatto fortuna, solo piccoli concerti in salotti privati con pochi amici, nessuna accademia e molte delle sue opere furono conosciute e pubblicate solo dopo la sua morte per merito, soprattutto di Schumann. Questo fece sì che nella Vienna d'allora furono ben molto più famosi compositori quali Johann Nepomuk Hummel, Joseph Weigl, il boemo Adalbert Gyrowetz, tutti presenti ai funerali assieme al misconosciuto Schubert.
Il grandissimo compositore austriaco dapprima, influenzato dal suo maestro Salieri che fu, precedentemente, anche maestro di Beethoven e dalla scarsa conoscenza della musica beethoveniana ebbe forti dubbi e perplessità di fronte a certe violenze espressive beethoveniane, agli scossoni che egli dette alle forme tradizionali. Significativo a tal proposito è un estratto dal suo diario del 16 giugno 1816 in occasione di un concerto in onore di Salieri dai suoi allievi: « Deve essere bello e confortante per un artista vedere tutti i propri allievi riuniti intorno a sé, ognuno impegnato a dare il meglio. Sentire in tutte quelle composizioni l'espressione di una natura pura, libera dall'eccentricità che frequentemente si trova nei compositori d'oggi, e che è dovuta unicamente a uno dei nostri maggiori artisti tedeschi; quell'eccentricità che unisce e confonde il tragico con il comico, il piacevole con il repulsivo, l'eroico con il terribile, il sacro con il buffo, senza distinzione, per stimolare la gente alla cattiveria invece di infonderle l'amore, incitarla al riso sfrenato invece d'innalzarla a Dio. » È del tutto evidente che, seppur non nominandolo, Schubert alludesse a Beethoven.
Poi una maggiore maturità e una maggiore conoscenza lo portò a cambiare radicalmente la sua idea pur restandogli - vedi la frase pronunciata dopo la sua morte – non comprensibili fino in fondo le sue ultime composizioni e riconoscendone, pur tuttavia, l'enorme e inarrivabile grandezza. Schubert inoltre fu un uomo timidissimo e tutte queste questioni fecero sì che ebbe sempre una forte soggezione per questa personalità preminente, per questo artista che aveva saputo imporsi con la sola forza del suo genio.
Beethoven dal canto suo non ebbe modo di conoscere alcunché delle musiche del suo sfortunato collega e molti dubbi ci sono anche su un eventuale loro incontro. Nei Quaderni di conversazione non è riportato nulla a tal proposito ma, se si vuol dare credito al solito Schindler – che ha raccontato innumerevoli panzane su Beethoven - sembra che fra i due ce ne fu uno unico nel 1822, quando Schubert presentò a Beethoven le “8 Variazioni sopra una canzone francese per pianoforte a quattro mani” composta nel 1818. Così scrisse Schindler: « (...) Il timido e per di più taciturno artista si mostrò sotto una luce sfavorevole, nonostante fosse accompagnato da Diabelli il quale, nel presentarlo, cercò di interpretare i suoi sentimenti verso il maestro (...) Beethoven scorse rapidamente la copia che gli veniva presentata e si imbatté in un errore di armonia. Con parole gentili attirò l'attenzione del giovane su quell'errore, affrettandosi tuttavia ad aggiungere che non era affatto un peccato mortale, ma Schubert, forse proprio per la gentilezza dell'osservazione, perdette completamente il controllo di sé. Solamente quando fu fuori dall'uscio riprese animo e si rimproverò aspramente. Non ebbe mai più il coraggio di presentarsi al maestro. »