rstrauss ha scritto:
anch'io farei suonare il concerto con la tromba moderna ... ma sempre di tromba si tratta.
faresti lo stesso con un concerto per clavicembalo e lo faresti suonare da un pianoforte con tutte le conseguenze del caso ?
Personalmente sì, prendendomi la responsabilità della scelta e giustificandola in qualche modo, a meno che non sia "tradizione" farlo. Tutto questo discorso sta degenerando, nel senso che esistono così tanti esempi nella storia, recente e antica, di adattamenti, trascrizioni, riorchestrazioni, che ho davvero l'impressione che stiamo tutti facendo le verginelle al tempio.
Mettiamo i discorsi sul piano pratico. Se arriva Pollini e ti dice che vuole suonare Scarlatti al pianoforte, cosa fai, gli dici di no? Se stai dirigendo un'opera lirica al Metropolitan di New York e ci sono i recitativi accompagnati al cembalo, ma il palcoscenico è così grande che i cantanti non sentono una cippa, cosa fai, mantieni il cembalo e mandi a p*ttane tutto il resto? Di ritorno da Pisa l'altra sera il maestro del mio coro ha tirato fuori un discorso dicendo che ci sono una ottantina di versioni diverse della Papae Marcelli, tutte più o meno coerenti con le pratiche esecutive delle varie chiese. Ora, mettendo da parte il fatto che nei secoli addietro i musicisti non avevano paura della propria ombra e se si trovavano nella necessità di ritrascrivere qualcosa lo facevano, come dice il mio maestro il punto non è capire quale versione è migliore, il punto è essere in grado di cantarle, o dirigerle, o suonarle tutte bene.
Nel mio percorso da cantante ho spesso cantato per studio arie scritte per soprano, o per baritono, o per qualsiasi altro tipo vocale. Ci sono registrazioni della Callas che canta pezzi per baritono e sono stupende, anche solo per il valore tecnico che hanno. In sostanza, se un concerto scritto per clarinetto viene meglio suonato da un violino, io sarei lietissimo di prendermi ogni responsabilità del caso e farlo suonare a un violino.
rstrauss ha scritto:
Ora non so se chi dice di fare filologia abbia queste stesse motivazioni, ma non sono sicuramente ideologiche, bensì dettate più che altro dalla correttezza verso la scrittura originale di un brano.
La "correttezza", come viene detto dopo, è ideologica. Il gusto personale no. Tu ci stai parlando del tuo gusto personale, ed è lecito, ma devi capire che è il TUO gusto personale, non è un criterio comune o giusto per tutto, e NON E' un criterio storico, perché è probabile che Haydn e Bach sarebbero stati in disaccordo con te.
Dal mio punto di vista, poi, questo deriva dalla NOSTRA visione e considerazione del testo musicale. La partitura non è una legge non lo è quasi mai stata. Le cose cambiano giusto nel '900, ma parlare di come Bach non vada eseguito al pianoforte è una cosa che ha a che fare solo col gusto, non con la prassi dei tempi di Bach, né dei tempi successivi a Bach.
rstrauss ha scritto:
E' chiaro che quando parlo di corretto lo affermo in base a quanto farei o non farei io ... e non intendo corretto in senso di giusto, ma corretto in senso di rispetto per l'originale che può essere un sentimento che qualcuno percepisce e qualcuno no ... o semplicemente non gli interessa.
La "correttezza" nel mondo della musica è un discorso veramente ricco di insidie... e alcune di queste insidie sono state portate avanti proprio dalla filologia musicale. Vorrei ricordare a tutti che la maggior parte delle partiture d'orchestra autografe sono zeppe di errori, che a volte venivano corretti dai copisti ma, in alcuni casi, sono stati tramandati senza correzione alcuna. So benissimo che questa è una questione diversa rispetto alla scelta di uno strumento solista per un concerto o di un organico per un ensemble, ma dovremmo valutare come spesso anche le scelte più capitali dipendano da contingenze. I compositori di una volta scrivevano per esecutori specifici, perché avevano a disposizione quelli. Molta musica veniva scritta "a secco", senza sapere quale sarebbe stato l'organico che l'avrebbe suonata, e solo dopo veniva orchestrata o strumentata. Che è un po' la ragione per cui alcuni concerti solistici barocchi hanno una lunga tradizione di riscritture autoriali: flauto, oboe e violino condividono molte pagine nella storia del concerto solistico... Ora, se neppure i compositori vivevano questo problema, perché dobbiamo viverlo noi?!