Condivido molto di quello che ha scritto CromaDiBrera, però in definitiva il maestro deve pure saper fornire degli efficaci strumenti tecnici ... che dovrebbero trascendere dal contenuto meramente personale.
però in definitiva il maestro deve pure saper fornire degli efficaci strumenti tecnici ... che dovrebbero trascendere dal contenuto meramente personale.
Ma certo, è quello che dicevo: il maestro ti dà tutti gli strumenti tecnici di cui dispone, così che tu possa usarli a tuo piacimento (e non al suo).
La coda di questa discussione mi ha fatto venire in mente il buon Zehnder e al come mai i suoi allievi prendevano sempre tutti 10.
Senza aprire discorsi astronomici sugli risvolti pedagogici di dare un voto (giusto o non giusto che sia) e senza entrare nei discorsi di lecchinaggio e meritocrazia che si potrebbero aprire (...ma anche si se itneressa)… mi sembra interessante il pensiero che c’è dietro e che risponde probabilmente a Dante e al fatto che spesso molti si chiedono come debba essere un maestro.
Il mio maestro di composizione faceva esattamente come quello di CromaDiBrera è cioè, per farla breve, non entrava mai nel merito della mia musica e a mio avviso è giusto così tanto prima o poi inevitabilemente la musica del compositore esce o per lo meno le sue caratteristiche fondamentali, per quanto egli si sforzi di scrivere qualcosa di diverso o di adatto ai tempi o di nuovo o ecc. ...
quindi a tutti i maestri che cercano di plasmare gli allievi dicendo "scrivi vecchio" " la tonalità è finita" e amenità del genere io direi : CAMBIATE MESTIERE!
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BackSpace
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Risposta 27 di BackSpace
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Secondo me un maestro non deve solo fare fare quello che ci piace, pure in termini di contenuti e vedere solo l'armonia tonale penso sia necessario ma insufficiente.
Quando ti diplomi sei un maestro e se ti capita un allievo che gli piace la serialità? Tu che fai, lo passi a un collega?
Secondo me un maestro non deve solo fare fare quello che ci piace, pure in termini di contenuti e vedere solo l'armonia tonale penso sia necessario ma insufficiente.
Quando ti diplomi sei un maestro e se ti capita un allievo che gli piace la serialità? Tu che fai, lo passi a un collega?
A me sembra in generale poco professionale.
sono d'accordo ... infatti c'è una grossa differenza tra insegnare e imporre, come sembra fare il maestro di Dante che sostiene quello che abbiamo letto.
Se un mio allievo ama la serialità, va benissimo ... io sono comunque obbligato a insegnargli tutto e devo obbligarlo a scrivere in un certo modo, ma solamente se ciò è richiesto dagli esercizi di studio ... questo perchè lo studente deve conoscere l'intera materia, per poi essere in grado esprimersi nel genere che più gli aggrada.
Quello che è sicuro è mai mi sognerei di fare certe affermazioni con un allievo.
Posso essere pienamente d’accordo con te, però è inutile prendersi in giro. Mediamente i discorsi che si sentono nei corridoi nei periodi di esami si basano tutti su questo contenuto e alla speranza di prendere un bel voto. Penso perché ci sia una sorta di associazione automatica del tipo … bel voto … migliore preparazione … più competenza … maggiore professionalità futura.
Comunque il fulcro del discorso non era questo, chi voleva Zehnder probabilmente non lo faceva propriamente per il voto e per questi automatismi .
Secondo me l’interessante può essere quello che Zehnder chiedeva all’interessato che voleva entrare nella sua classe; faceva preparare all’aspirante uno scritto dove il candidato doveva elencare le azioni, i comportamenti che era disposto a mettere in campo (fino in fondo) per essere meritevole di un suo 10.
In fin dei conti gli chiedeva un atto formale, che diventava “obbligo” morale, col quale il candidato si impegnava a partecipare ai suoi corsi e non poteva essere diversamente visto che la lista delle cose da fare era scritta di proprio pugno 😉
Il nocciolo è che il candidato non sapeva o intuiva a cosa poteva servire quello scritto e disinibito scriveva il massimo possibile … però guarda caso sono tutte quelle cosine che gli permettevano poi di non stare più a chiedersi come doveva essere il suo maestro ideale … ma cosa doveva fare per imparare veramente.
Oracolo ha scritto:
Probabilmente serve molto di più
Esatto, a parte gli spunti degli altri forumisti, dico che bisogna anche coltivare l’abilità di essere maestri di se stessi e cioè non avere un approccio passivo, affrontare le cose come se poi si dovessero spiegare a qualcun altro e quindi incuriosirsi anche di quello che sentiamo meno appartenerci ma che sarà per forza di cose un arricchimento e dal quale al momento giusto si attingerà.
D
Dante
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Risposta 30 di Dante
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rstrauss ha scritto:
quindi a tutti i maestri che cercano di plasmare gli allievi dicendo "scrivi vecchio" " la tonalità è finita" e amenità del genere io direi : CAMBIATE MESTIERE!
No scusa, ma se uno sta studiando non può ricevere un commento di questo tipo: "scrivi vecchio"…se stai imparando.
Il problema è un altro, il contenuto e l’impostazione del corso…
D
Dante
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Risposta 31 di Dante
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Frank ha scritto:
bisogna anche coltivare l’abilità di essere maestri di se stessi
Ma se uno fosse in grado non andrebbe a lezione, no?
D
Dante
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Risposta 32 di Dante
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CromaDiBrera ha scritto:
Premesso che non frequento un conservatorio, ma un insegnante privato
Sto maturando l'idea che forse è la strada migliore, così almeno mi scelgo il maestro 😉
No scusa, ma se uno sta studiando non può ricevere un commento di questo tipo: "scrivi vecchio"…se stai imparando.
Il problema è un altro, il contenuto e l’impostazione del corso…
Anche se stai studiando le caratteristiche della tua musica si percepiscono lo stesso ed è su questo che l'insegnante non deve assolutamente mettere becco.
Cosa che invece deve fare sugli errori e su tutto quanto riguarda le materie di studio.
L'insegnante in questo caso è un tecnico della composizione che deve insegnare la materia ad uno che non la conosce.
N
Natan
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Risposta 34 di Natan
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Scusate, ma una tecnica può influrie sui contenuti.
Se devi approcciare alla dodecafonia, anche se a te viene fuori qualcosa di tonale (parliamone), cosa vuol dire non metterci becco.
Idem per la serialità, idem per il minimalismo.
I contenuti sono diversi e spesso vanno di pari passo con l'estetica.
N
Natan
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Risposta 35 di Natan
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Dimenticavo
rstrauss ha scritto:
L'insegnante in questo caso è un tecnico della composizione che deve insegnare la materia ad uno che non la conosce.
Appunto, se non la conosce ...?!?
N
Natan
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Risposta 36 di Natan
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E poi scusate, ma se uno non conosce qualcosa come fa a stabilire che ci si trova o meno? Poi magari ci prende pure gusto 😉
Facciamo un po' di ordine, se i contenuti li stabilisse l'allievo staremmo freschi.
Per diventare compositori bisgona sapersi misurare a tutti i livelli e non solo in base a quello che ci piace o che siamo portati. Uno segue il suo percorso, si diploma e solo poi fa quello che gli piace. C'è poco da fare ... altre strade sono per appassionati 😉
V
Videoclip
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Risposta 38 di Videoclip
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Valchiria ha scritto:
Facciamo un po' di ordine, se i contenuti li stabilisse l'allievo staremmo freschi.
Per diventare compositori bisgona sapersi misurare a tutti i livelli e non solo in base a quello che ci piace o che siamo portati. Uno segue il suo percorso, si diploma e solo poi fa quello che gli piace. C'è poco da fare ... altre strade sono per appassionati 😉
Concordo, ma è diverso che stabilire che la tonalità è defunta 😉
Invece io ritengo che un maestro coscienzioso possa e debba anche dire se una tipologia di scrittura o di gestione generale del brano da tutti i punti di vista sia vecchia, non c'è da offendersi. Se entro in un negozio e chiedo di vestirmi come Luigi XIV con parrucca, bastone e quant'altro mi diranno che quel modo di vestire è "vecchio", è ridicolo, non ci si veste più così da 500 anni, allora perchè se scrivo una cosa alla Vivaldi (brutta copia, s'intende.....) nessuno può essere autorizzato a dire che è un modo di scrivere vecchio? Un brano del genere può essere credibile solo come ricostruzione filologica, come esercizio di stile, quindi gli allievi la smettano di fare i giudici dei maestri, questa è la degenerazione che deriva dal buonismo imperante e superficiale in cui è caduta la scuola, in cui gli alunni sono i "clienti" di un negozio e in quanto tali hanno sempre ragione e se non studiano è perchè il maestro non è buono, non sa spiegare o altro....Se un maestro arriva a dire che la tonalità è defunta bisognerebbe chiedergli perchè afferma questo, non dirgli di cambiare mestiere, e cmq la risposta è semplice, basta analizzare i brani che vincono i concorsi di composizione, oppure la produzione dei compositori contemporanei, se quasi tutti scrivono allontanandosi dalla tonalità forse ci sarà un motivo, forse è l'estetica di questi secoli, in attesa che magari qualcuno alzi l'asticella verso nuove mete musicali, ma non credo che ciò avverrà con un valzerino alla Chopin (sempre brutta copia) o con un brano col basso continuo...quindi invece di offendervi, se il maestro vi dice che scrivete "vecchio" magari ha ragione lui....
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Carlos
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Risposta 40 di Carlos
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geppino12575 ha scritto:
Invece io ritengo che un maestro coscienzioso possa e debba anche dire se una tipologia di scrittura o di gestione generale del brano da tutti i punti di vista sia vecchia [...] magari ha ragione lui...
Tutto quello che affermi è sacrosanto, ma solo una volta che si abbia stabilito che il Maestro è un buon Maestro. E questo purtroppo quando si è all'inizio degli studi è molto difficile da fare... Io ringrazio il cielo di aver sempre avuto ottimi maestri, consigliatimi via via da altrettanti ottimi maestri, ma ho visto molti compagni/colleghi nelle mani di pessimi maestri e totalmente inconsapevoli di esserlo... non è così semplice.