Carlos ha scritto:
nonostante la genialità non fosse in partenza l'argomento cui pensavo aprendo questo topic
Ok, probabilmente leggendo anche alti post ho "frainteso"
Comunque ho capito cosa vuoi intendere 😉
Avviata da
Carlos
Membro
Moderatore
Carlos ha scritto:
nonostante la genialità non fosse in partenza l'argomento cui pensavo aprendo questo topic
Ok, probabilmente leggendo anche alti post ho "frainteso"
Comunque ho capito cosa vuoi intendere 😉
Moderatore
Frank, tu ne sai di certo più di me dell'argomento. Ma ho letto il tuo intervento come se fosse un'integrazione. Volevi smentire o precisare alcune delle cose che ho detto?
Comunque, le precisazioni sul pietismo sono fondamentali, secondo me, per capire cosa volevo dire sulla differenza tra fruizione e composizione. L'idea che una cantata sacra fosse una riflessione dei fedeli sul messaggio biblico era innovativa (nei limiti della cronologia data da Frank), allo stesso modo in cui era innovativa la sacralità devozionale degli oratori italiani, in modo embrionale con i primi ed in modo teatrale con le messe, i requiem, e gli stabat mater che seguiranno. La sacralità tra '600 e '700 cambia progressivamente. Se la riforma luterana e la controriforma tridentina avevano portato inizialmente ad una depurazione della liturgia, quello che era uscito fuori dalla porta rientra dalla finestra, ovvero dalla devozione (che, se vogliamo essere schematici, è diversa dalla liturgia). Ora, se vogliamo capire cosa significa "sacro" nell'epoca di Bach, dovremmo anche capire questo. Non parliamo dei numeri della Cappella Sistina che canta Palestrina, non parliamo dei cori battenti di San Marco, di cattedrali e teologi. Ma perfino gli oratori di Haendel, probabilmente, venivano cantati e suonati con maggiore sfarzo. Stiamo attenti a non infilare nella musica di Bach il NOSTRO concetto di sacro, che è, come diceva Hegel, la notte in cui tutte le vacche sono nere, ovvero un calderone in cui siamo abituati a buttar dentro tutto... Una messa di Vivaldi, una cantata di Bach e un Grand Motet di De Lalande sono tutti e tre sacri ma hanno differenze sconcertanti tra di loro.
Moderatore
thallo ha scritto:
Frank, tu ne sai di certo più di me dell'argomento. Ma ho letto il tuo intervento come se fosse un'integrazione. Volevi smentire o precisare alcune delle cose che ho detto?
... diciamo integrare e precisare? 🙂
thallo ha scritto:
le precisazioni sul pietismo sono fondamentali, secondo me, per capire cosa volevo dire sulla differenza tra fruizione e composizione.
Dal mio punto di vista sentivo la mancanza proprio di questa fondamentale premessa e un filo di cronologia. Comunque siamo un po' OT, non vorrei che Carlos ci faccia correre 😃
Membro
Interessantissimo Thread...per fortuna che è stato linkato da un'altra discussione 🙂