DrJellyfish ha scritto:
A me non stai affatto antipatico e condivido molte delle tue argomentazioni, però devo farti un appunto: quando dici "Se guardi un piatto di pasta e vuoi trovarci il "bello", allora ce lo trovi" non rispondi alla mia domanda riguardo i parametri di valutazione della musica e della musica contemporanea in particolar modo. E' vero che è bello ciò che piace, ma a questo punto viene meno qualsiasi genere di valutazione, un oggetto d'arte (o anche no) vale l'altro, è soggettivo. E dubito anche che sia un fatto quantitativo, se no Michael Jackson è più "artista" di Andriessen o di Fontana.
La discussione sta diventando densissima, ma torno a questo messaggio.
Non ho risposto ancora a questa domanda semplicemente perchè non mi ero accorto che c'era :-) ogni vostro messaggio è pieno di spunti e allora giocoforza si fa una scelta 🙂
I parametri di valutazione della musica sono sempre gli stessi, di qualsiasi tipo di musica si parli. Cambiano rispetto al tipo di valutazione che vuoi fare e, quindi, al "ruolo" che decidi di ricoprire rispetto a quella musica.
Vuoi fare l'ascoltatore? Allora valuti il pezzo secondo criteri di gusto soggettivo. E lì i parametri sono soggettivi e variabilissimi... quando Carlos dice che non è riuscito ad andare dopo il terzo minuto di quel pezzo (neanch'io sono impazzito ascoltandolo... ma è interessante) da un giudizio di gusto soggettivo. Quindi, per quanto sia un ascoltatore informatissimo, valuta tendenzialmente le proprie preferenze.
Tutto quello che non è valutazione da ascoltatore-e-basta diventa molto più complicata. Io credo che non esista un unico livello tecnico-musicale. Cioè, tornando a Carlos, non penso che un musicista possa dare valutazioni tecniche su tutto, e non credo che tutte le valutazioni tecniche siano dello stesso tipo. Un cantante valuterà un'opera in modo diverso da un direttore d'orchestra, e non parlo di termini di gusto, parlo di termini tecnici. Le opere di Donizetti sono un esempio lampante, bellissime dal punto di vista melodico-vocale, banali dal punto di vista armonico-orchestrale.
In questo senso, la valutazione di una composizione deve cercare, secondo me, di essere il più possibile legata a criteri precisi. Se si vuol dire che una composizione è "noiosa" lo si dovrebbe dire parlando di qualcosa di preciso. Non so, della struttura formale, dei suoni, o di quello che è. Perchè una cosa è annoiarsi per DATI PRECISI, una cosa è annoiarsi perchè non si è trovato la giusta modalità d'ascolto. Ovvero, Bruckner può annoiare, ma non per ragioni tecniche.
Tra le valutazioni tecniche, quella che secondo me rimane LA valutazione tecnica per eccellenza è quella storica (non quella compositiva). Una composizione è di alto valore se 1) è stata considerata di alto valore dal pubblico coevo 2) è sopravvissuta ai tempi 3) ha influito in qualche modo (anche per converso) sugli sviluppi della storia e della storia delle arti. Ovviamente, non ha senso dare valutazioni storiche che siano "semplicistiche"... cioè, J.S. Bach ha un grande valore storico, ma diverso da quello che ha avuto Telemann (solito confronto). Non maggiore nè minore, ma diverso. Dire che Bach è stato il più grande compositore dell'epoca barocca non è una valutazione tecnica, è una frase fatta.
Essendo più o meno appassionato di musica contemporanea, mi sono trovato più di una volta ad elaborare giudizi o valutazioni su composizioni di cui non sapevo nulla. Scrivendo recensioni per L'Opera, mi è capitato di farlo anche in modo il più possibile professionale... Mi sono costruito una serie di metodi, allora.
Il primo criterio, per me, è sempre e comunque quello del "successo", che vuol dire numero di rappresentazioni-esecuzioni. E' un fattore legato anche al nome del compositore, ma una composizione contemporanea suonata spesso diventa de facto una composizione importante. Allevi è storicamente importante. Io sono uno di quelli che leggerebbe un saggio serio su Allevi, perchè Allevi è il presente. Può non piacerci, ma la valutazione STORICA ha a che fare anche con la storia delle cose brutte.
Secondo criterio, piacevolezza. Ovvero, giudizio di gusto soggettivo 🙂 io sono dalla parte della soggettività, e si è visto. Credo che i tecnici siano persone, che debbano firmarsi con nome e cognome e che, quindi, debbano rassegnarsi all'idea che ogni loro opinione "tecnica" sia, in realtà, pienissima di preconcetti personali. E' qui che entra in gioco l'argomentazione (di cui ho già lungamente parlato). La differenza tra un'opinione inutile e un'opinione interessante sta nell'argomentazione, nelle ragioni dietro all'opinione.
Terzo criterio, storia (magari di genere). Io cerco sempre di introdurre le opere in un sistema di generi, che magari non c'è, ma che aiuta a istituire delle relazioni. Dire che Lucio Dalla è più semplice di Berio è ovvio, ma Dalla scrive canzoni e in quella tradizione va inserito... questo presuppone conoscenze 🙂 se non sai cosa ha fatto Harvey nella sua vita, non puoi fino in fondo inserirlo in un'estetica...