Non mi ero mai accorto di questa sezione del forum, poco male.
La domanda è semplice, perchè Beethoven scisse un testamento?
Avviata da
Kappa
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Non mi ero mai accorto di questa sezione del forum, poco male.
La domanda è semplice, perchè Beethoven scisse un testamento?
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...lo stavo giusto chiedendo io. Ma fece testamento?
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Kappa ha scritto:
La domanda è semplice, perchè Beethoven scisse un testamento?
... ti riferisci a quello musicale o giuridico?
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Aiut..... stavo scrivendo per l' altro post, ma dirotto qua il mio pre-cena: Beethoven scrisse due testamenti: (Dino arriva vicinissimo alla verità con un singolo colpo) Uno Spirituale, nel 1802, ed uno giuridico (per me più toccante) sul letto di morte, nel marzo 1827. Il primo è il famoso "Testamento di Heiligenstadt: 6 ottobre 1802
Per chi ha avuto la pazienza di leggerselo, alcune notizie (ma anche per gli altri, io non lo avrei letto tutto) Heiligenstadt era un paesino vicino a Vienna, ora è una bieca periferia della città..... Tralascio i dettagli morali e spirituali, che potete trovare ovunque, ma aggiungo alcune note storiche: fu rinvenuto in un cassetto della scrivania di B. e mai spedito; poi venduto all' asta nella "successione Beethoven". Proprietà di Jenny Lind fu donato alla Biblioteca di Amburgo dove si trova adesso. E’ indirizzato ai fratelli Kaspar Karl (1774-1815) e Nikolaus Johann (1776-1831) il cui nome è omesso per tre volte. Il medico di cui parla Bi Adam Schmidt, professore all’Università di Vienna e oculista Il principe Lichnowsky è Carl Lichnowsky (1758-1814), allievo e amico di Mozart, protettore di B. ("Protettore" non è una brutta parola, Marziano! ma ti rispondo sull' altro Post)
Il secondo testamento è questo:
E dice, più o meno testualmente: Lascio tutti i miei beni a mio nipote Karl etc.... Lu(d)wig van Beethoven.
Commovente, poche ore prima di morire.... Notate la firma: non riesce a scrivere diritto ed omette la "D" ... che strazio, pover' uomo!!!
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Interessante Armando
OrlandiArmando ha scritto:
Beethoven scrisse due testamenti: (Dino arriva vicinissimo alla verità con un singolo colpo) Uno Spirituale, nel 1802, ed uno giuridico (per me più toccante) sul letto di morte, nel marzo 1827.
Hans von Bülow non definì le 32 sonate come il «Nuovo Testamento» del pianoforte ?
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Compito del mattino: non devo parlare male di Von Bülow non devo parlare male di Von Bülow non devo parlare male di Von Bülow.... Lo scrivo 100 volte sulla lavagna tipo Bart Simpson nella sigla della serie omonima. Bella l' idea del tutto romantica di scrivere qualcosa per qualche strumento e pensare di lasciare un testamento.... magari mi viene un colpo adesso e leggerete questo come testamento spirituale. (non preoccupatevi: stò benissimo e comunque lascio tutto a mia moglie) Hans von Bülow, figlio (e padre e nipote) del suo tempo, non era nuovo ad affermazioni del genere (ve la ricordate quella battuta sul clavicembalo e Scarlatti???). Vista "ad postera", mi sembra formidabile che certe boutades vengano ancora prese in considerazione da certa critica o criticismo, direi, di stampo vetero-ottocentesco. (lo ammetto, sono del tutto "celiaco" a digerire una certa critica ottocentesca, così come non riesco a comprendere molte "tirate" di Adorno, problema e limite mio, me ne stò facendo una ragione, ahimé ) ma problema anche di Schiff, che pro domo sua continua a riportarle. Quindi, il Quartetto Italiano avrebbe potuto dire che il testamento spirituale di B. sono gli ultimi quartetti per archi.... ma Bruno Walter disse che era la Nona Sinfonia ad essere il testamento di B. Io, da semplice artigiano, che considero la musica uno dei più grandi esempi di artigianato, che diventa talvolta ARTE (ma anche la cornice di legno di un quadro, o un mobile, un frontone di un palazzo, e compagnia bella ) penso che quando si è in vita, e si gode ancora di una discreta salute, non si pensa di scrivere testamenti spirituali. Ovviamente, mi si dirà, è il solito discorso: "la pagina più alta scritta per pianoforte" oppure "scritto quello i musicisti volevano iscriversi alle liste di collocamento" ecc.... Ovviamente la storia dell' arte smentisce sempre questi Tomi (acc.... non devo parlare male di Von Bülow), poichè di musicisti un poco dotati ne sono nati post Betth. Io, da semplice manovale, mi vado a prendere il Quaderno detto Kullak Skizzenbuch, del 1826 (siamo fra marzo e luglio di quel quartettistico anno) e vedo uno schizzo di una sonata per pianoforte, in re minore. Si vede che voleva scrivere un nuovo testamento, dal momento che gli abbozzi dell' Opus 111 risalgono al 1821 !
PS: non devo parlare male di Von Bülow, però, se io fossi stata Cosima, avrei fatto quel che ha fatto dieci anni prima! 😃
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Lucas ha scritto:
Interessante Armando
Hans von Bülow non definì le 32 sonate come il «Nuovo Testamento» del pianoforte ?
Compito del mattino: non devo parlare male di Von Bülow non devo parlare male di Von Bülow non devo parlare male di Von Bülow.... Lo scrivo 100 volte sulla lavagna tipo Bart Simpson nella sigla della serie omonima. Bella l'idea del tutto romantica di scrivere qualcosa per qualche strumento e pensare di lasciare un testamento....
Mannagg.... per rispondere me lo sono letto in modo bulimico, fra treno di andata e ritorno Pontedecimo - Genova Bignole e ritorno (ma anche - "Alcandro lo confesso!") sul lavoro. (Armando)
Mannagg...Armando, non volermene ma è molto probabile che il fatto che il libro di Schift te lo sei letto in treno in modo bulimico ti abbia fatto scappare qualcosa. 😆
Scherzi a parte, tu puoi parlare male di Von Bülow che a me non interessa un granché ma, francamente il romanticismo c'entra ben poco con questa cosa. Von Bülov non pensava certamente ad un testamento spirituale quando definì le 32 – a proposito come mai si continua a parlare e ad eseguire solo 32 sonate per pianoforte quando in realtà sono state almeno 35? - sonate di Beethoven “Il nuovo testamento” ma in realtà la sua era una metafora biblica. Il “Vecchio testamento” del pianoforte fu per lui “Il clavicembalo ben temperato” mentre il “Nuovo testamento” furono le sonate di Beethoven. Questa metafora prendeva anche spunto dal fatto che Bach con la sua musica parlasse direttamente con Dio mentre Beethoven parlasse direttamente agli uomini. Nel “Vecchio testamento” è Dio e la sua opera al centro del racconto, mentre nel “Nuovo testamento” Dio si fa uomo in mezzo agli uomini e parla con loro direttamente. Comunque anche oggi - non ultimo il violinista Salvatore Accardo - ha affermato di amare Beethoven perché è un compositore la cui musica parla agli uomini
Membro
Caro Dani,
Mi spiace che tu non sia interessato granché alle mie tirate Antibülowiane (ho coniato un altro orrendo neologismo, lo so.). Pazienza. In realtà non è una delle dieci cose che più interessano anche me. Quel che mi urta, negli antichi pensatori ed anche nei nuovi, che si fa molta filosofia, ma poca pratica. Ovvero, si trascura fortemente la parte "artigianale" (come ho detto sopra) che ebbero come linguaggio gli artisti, per privilegiare un certo concettismo che suona un po vuoto. E' vero, ammetto, la mia mancanza intellettuale mi porta all' agire piuttosto che al pensare, a volte anche a sbagliare. Ma vivaddio per ogni filosofo inane ci vogliono degli operai. Normalmente, quando leggo qualcosa, riesco a comprendere abbastanza, persino quando leggo in treno in modo bulimico, anche se la linea Busalla-Isola del Cantone ha più operai come me che Accademici Lincei. D' accordissimo (non credo esista questa parola) con te che nelle sonate dovrebbero essere comprese almeno le tre Kurfürstensonaten WoO 47 (Le WoO 50 e 51 sono niente e le Anhang 5 sono niente meno un quarto). Infine, sono pure d' accordo con Accardo, anche se, obiettivamente, ha scoperto che l' acqua bolle a 100 gradi (A pressione atmosferica di 101.3 kPa assoluti, per definizione della scala Celsius, ma questo lo direbbe un uomo dell' altra categoria cui non appartengo: gli scienziati) 😃
Amicizia e una buona serata!
Membro
Scusa Daniele,
una cosa non ho capito nel tuo chiarire la metafora di Hans Von Bülow (quello che pensava lui non è che mi interessi molto) ma . . . tu?
senti che Bach con la sua musica parlasse direttamente con Dio? e un po' meno agli uomini?
(a prescindere dal fatto che ci scrivesse sotto "Soli Deo Gloria")
un caro saluto 🙂
Luca
Membro
danielescarpetti ha scritto:
come mai si continua a parlare e ad eseguire solo 32 sonate per pianoforte quando in realtà sono state almeno 35?
...temo di essermi perso qualcosa, "almeno" 35? O mio Dio, aiutatemi...quali sarebbero e dove sono le partiture? Perchè la Enle non le propone?
E, udite udite, neanche Liszt 🙁
http://www.pianoconcerto.it/forum/index.php?/topic/1945-le-sonate-di-beethoven/
Vedi lista post di Frank
Help me...
Membro
OrlandiArmando ha scritto:
D' accordissimo (non credo esista questa parola) con te che nelle sonate dovrebbero essere comprese almeno le tre Kurfürstensonaten WoO 47 (Le WoO 50 e 51 sono niente e le Anhang 5 sono niente meno un quarto).
Questa è già una parte di risposte ...ma ripeto, come mai la Enle (ma non solo) non le include?
Membro
Caro Armando,
è vero quel che dici: «quando si è in vita, e si gode ancora di una discreta salute, non si pensa di scrivere testamenti spirituali».
Sono altri – dopo, e anche molto dopo – che in alcune opere, in alcuni testi, scorgono qualcosa di grande, di bello, di totale.
E allora l’entusiasmo di trovarsi di fronte a una grande opera (in un rapporto vivo, partecipe) fa nascere parole come ‘messaggio’, ‘summa’, ‘testamento’.
Queste espressioni sono frutto di un giudizio retrospettivo. Certo.
Beethoven mica pensava a scrivere un “Nuovo testamento” con le sue sonate per piano.
Ma ci sono persone – e non sono poche – che non considerano ingenuo o maldestro un giudizio di questo tipo: retrospettivo, legato alla propria epoca (e non a quelle in cui l’opera è nata), svincolato da quelle che potessero essere “le-intenzioni-originali-dell’autore”. Probabimente Hans von Bülow e Andras Shiff sono persone così. E anche io sento più fascino in questo modo di rapportarsi a qualcosa che mi arriva dal passato in cui sento la scintilla di qualcosa di grande (mamma mia!... potevo scrivere ‘opera d’arte’ e facevo prima).
Metto le mani avanti: dico che mi sento più attratto da questo tipo di approccio, il che non vuol dire che ritenga inutili gli studi che mirano a una contestualizzazione storica dell’opera in questione.
Ma anche in tempi lontani da romanticismo e tardo romanticismo, è pur sempre frutto di un giudizio retrospettivo, quello per cui venne canonizzato un Antico Testamento e Nuovo Testamento. Non credo che San Paolo – ma nemmeno tutti gli altri autori delle Scritture – quando scrisse le sue lettere alle varie comunità cristiane intendesse contribuire al corpus della Bibbia. Faceva quel che sentiva di dover fare, e basta.
‘E Basta’… per lui.
Altri, dopo di lui, con occhio retrospettivo hanno avvertito queste sue lettere come parte di un Nuovo Testamento.
. . . . Tutte boutades? . . .
Buon pomeriggio 🙂
Luca
Membro
Eccellente Luca! Eccellente! Ecco il nocciolo della questione: In vita l' artista scrive per necessità; e con necessità intendiamo la parte ontologica della creazione; addirittura Franz Brentano scriveva in questi termini "In un giudizio esistenziale affermativo viene riconosciuta l'esistenza di un oggetto e solo successivamente possono essergli attribuite proprietà tramite predicazione categoriale". Quindi la critica a posteriori non fa altro che affermare un giudizio esistenziale categorizzando quel che Beethoven faceva in modo inconscio. L' altro aspetto della necessità è semplicemente la necessitas Vitae, dove l' artista compone per i bisogni primari, ed anche questo avviene in modo inconscio, o, come direbbe meglio di me ---- ovviamente------ Cartesio «Tutta la filosofia è come un albero, di cui le radici sono la metafisica, (onotologia) il tronco è la fisica, e i rami che sorgono da questo tronco sono le altre scienze, che si riducono a tre principali: la medicina, la meccanica e la morale, intendo la più alta e la più perfetta morale, che presupponendo una conoscenza completa delle altre scienze, è l'ultimo grado della saggezza» Sostituiamo a filosofia musica e lasciamo la morale, ed ecco che il credo beethoveniano, tanto bene spiegato da Luca sembra esser dipanato. Ok. Non sono in grado di affrontare un discorso così complesso, e ritorno alla domanda di Chopin: Le sonate di Beethoven sono 32, e numerate con numero di Opus, che fu loro attribuito dal compositore (talvolta) assieme all' editore (spesso) e solo dall' editore (talvolta). Partono dall' Opus 2 (tre sonate) per terminare con la celeberrima Opus 111. Inutile nominarle tutte, sul sito esiste una vertigine della Lista. Però numerate post mortem, esistono ancora diverse sonate, e, in particolare giustamente Daniele si riferisce alle tre sonate per il Principe Elettore WoO 47, che furono pubblicate nella gioventù di Beethoven. Anzi, se vuoi sentirle e leggerti i dettagli, sono in questa pagina.
Tuttavia sono molto pubblicate, la Henle (con la H) ha una bella revisione in catalogo proprio ordinabile in questa pagina.
Anche WoO 50 e 51 sono trovabili e li puoi ascoltare e leggere sul sito proprio dopo le WoO 47, così come le Anhang 5, che però sono veramente dubbie, sebbene molto facili e godibili e "famoselle" soprattutto presso i dilettanti.
Amicizia
Membro
OrlandiArmando ha scritto:
Tuttavia sono molto pubblicate, la Henle (con la H) ha una bella revisione in catalogo proprio ordinabile in questa pagina.
Anche WoO 50 e 51 sono trovabili e li puoi ascoltare e leggere sul sito proprio dopo le WoO 47, così come le Anhang 5, che però sono veramente dubbie, sebbene molto facili e godibili e "famoselle" soprattutto presso i dilettanti.
Forse è proprio perchè sono di dubbia attribuzione, se fosse solo per la "facilità" di esecuzione sarebbe corretto non includere neanche l'Op 49 (non dico la 79 😃 )
Membro
Mhhhhh.... quale delle due? Per quanto riguarda l' Opus 79 è forse tecnicamente facile, ma il tempo mediano non è niente male e il finale - vivace è carinissimo...... La WoO 51 è inoltre un torso, essendo andato perduto l' ultimo tempo (ahimé). La distanza fra queste composizioni è comunque siderale. (non parlo delle ambiziose WoO 47)
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OrlandiArmando ha scritto:
Mhhhhh.... quale delle due?
...entrambe
OrlandiArmando ha scritto:
Per quanto riguarda l' Opus 79 è forse tecnicamente facile
Infatti ne facevo solo una questione tecnica (e non di gusto) in relazione al discorso dilettanti/catalogo che avevi introdotto qualche post più su.
Membro
Si si anche io ne facevo una questione tecnica, il gusto é opinabile. Intendo dire che interpretare bene il tempo mediano non é poi così immediato, così pure alcuni passaggi del finale sono impegnativi, soprattutto per la mano sinistra. Hai notato la somiglianza del tema del primo tempo (col ribaltamento delle tre note iniziali) con la danza tedesca dell opus 130? Dal poco al molto!