TheSimon ha scritto:
Mi associo a Pio ! Peccato perché l'argomento mi interessa molto e non sono mai riuscito a trovare storie che mi lasciassero soddisfatto. Pertanto se Armando è così ben documentato sarebbe troppo chiederti anche un breve riassunto di ciò che hai scritto in tedesco ?
A distanza di alcuni mesi da questa discussione, la riprendo perché ho avuto modo di approfondirla e vi esprimo le conclusioni a cui sono giunto che pubblicherò poi anche nel mio blog.
Certamente uno dei più grossi misteri irrisolti beethoveniani è quello riguardante la bagatella più famosa in assoluto al mondo: Für Elise, pagina imprescindibile per qualsiasi pianista dilettante.
Il mistero è dato dal fatto che questa piccola pagina pianistica fu rinvenuta solo, come opera compiuta, il 5 agosto 1865 dal giovane musicologo Ludwig Nohl che la trovò nel lascito di Therese Malfatti.
Sul manoscritto, a detta di Nohl ci sarebbe stata un’annotazione di pugno del compositore: «Per Elisa, il 27 aprile, in ricordo di L.v. Bthvn»: il condizionale è d’obbligo perché questo manoscritto è introvabile e l’unico ad averlo visto fu il musicologo. La partitura della bagatella che oggi noi ascoltiamo è prodotto della ricopiatura fatta dallo stesso Nohl.
La cosa, indubbiamente, appare assai misteriosa, primo perché è l’unico manoscritto mancante del lascito della Malfatti, secondo perché non si comprende come mai la dedica fosse a tale Elise e non a Therese, tanto più che diventa assai difficile dare un volto ad una donna con questo nome che potesse conoscere Beethoven.
L’unica cosa che potrebbe coincidere è il 27 aprile: in effetti, nel 1810, ad aprile, Beethoven chiese la mano di Therese Malfatti e il 2 maggio scrisse a Franz Gerhard Wegeler a Coblenza per avere il suo certificato di battesimo che sarebbe servito per il matrimonio. Resta però il mistero del nome e, a tal proposito, Max Unger, negli anni venti del secolo scorso ipotizzò che Nohl, potesse aver male interpretato la scrittura di Beethoven – cosa non improbabile visto il modo di scrivere non certamente molto chiaro del compositore – confondendo Therese, scritto in caratteri gotici, con Elise che, in effetti, potrebbe assomigliare.
Se a queste cose si aggiunge poi il fatto che nella lettera 442 alla Malfatti, risalente a maggio, Beethoven apre scrivendo così: «Eccole, gentilissima Therese, quel che Le avevo promesso. E se le circostanze non me lo avessero impedito, Le avrei mandato anche di più, non fosse che per dimostrarLe come per i miei amici io faccia sempre più di quel che prometto.(…)
Il Suo pianoforte è stato ordinato e lo riceverà presto. Mi chiedo che differenza avrà notato fra il tema, così come lo avevo inventato una sera, e il modo in cui ultimamente l’ho riscritto per Lei.(…)», (Ludwig van Beethoven. Epistolario volume II 1808-1813. A cura di Sieghard Brandenburg. Skira editore) si potrebbe ben pensare che potrebbe proprio essere Für Elise a cui Beethoven sta alludendo.
Potrebbe essere perché, l’unica cosa certa che a noi è pervenuta di questa bagatella sono due fogli conservati dal 1890, negli archivi della Beethoven-Haus, appartenuti alla collezione di Johann Nepomuk Kafka che potrebbero, dall’analisi delle filigrane, risalire agli anni tra il 1808 e il 1810, mentre un primo abbozzo si trova negli appunti presi da Beethoven quando lavorava alla
nel 1808.
Ora, se si confronta il materiale che si trova in questo documento con quella che è la Für Elise che noi siamo abituati ad ascoltare, saltano subito agli occhi vistose differenze. Le ipotesi che inevitabilmente si aprono sono due: o Nohl raccontò una bugia e il manoscritto di cui parlò fu una sua invenzione che gli servì a renderlo famoso e fu invece lui che, lavorando sul materiale beethoveniano, in maniera spuria ne ricavò la bagatella o, dando per buono che Beethoven scrivesse di Für Elise nella lettera, una sera la improvvisò al pianoforte a Therese promettendogliela in regalo e, riprendendo a mano quel materiale, rivide il tutto in maniera decisa.
C’è però un altro problema che però è facilmente aggirabile. Il materiale che a noi pervenuto è pieno di correzioni in uno stato abbastanza frammentario e si vede molto bene che si tratta scritture ascrivibili a periodi diversi. Barry Cooper nel 1984 per primo li studiò. La prima fase fu scritta con un inchiostro scuro e, senza alcun dubbio, è relativa agli anni 1808/10; la seconda è scritta a matita, presenta molte incognite, sono correzioni rispetto al materiale originario, almeno una cancellatura e inserimenti di battute nuove e risalgono al 1822, quando Beethoven, nell’ottica di pubblicare “nuove – vecchie” bagatelle – quelle dell’
– cercò nei vari abbozzi rimasti incompiuti del passato. Anche questo materiale fu scandagliato ma, evidentemente, il compositore preferì altri pezzi.
Barry Cooper, sempre nel 1984, propose una ricostruzione di come potrebbe essere stata questa seconda versione di Für Elise ma non ottenne un’unanime consenso sul come Beethoven avrebbe potuto, in realtà, rielaborarla. La domanda che potrebbe dunque sorgere spontanea è: ma se Beethoven aveva già composto quella prima versione di Für Elise che noi conosciamo perché poi lavorò solo sul materiale abbozzato per ricavarne una versione definitiva? La risposta è ovvia: la partitura originale era in possesso di Therese Malfatti con cui Beethoven non aveva più alcun contatto. Questa risposta se, ovviamente, non può dare una prova certa che quella partitura esistesse veramente e che Nohl non avesse bleffato, comunque non entra in contraddizione col fatto che non esistesse.
Ora, allo stato attuale delle cose, è ovvio che, a meno che, se veramente esiste, dalle polveri della storia, non salti fuori quel manoscritto originale, su questa questione, sarà impossibile dire una parola definitiva. Questo non toglie però che i musicologi e studiosi beethoveniani potrebbero, analizzando la partitura esistente e gli abbozzi esistenti, aprire una discussione su questo argomento ma, a tutt’oggi, non sembra interessare più di tanto visto che solo Luca Chiantore nel suo libro “Beethoven al pianoforte” editore Il saggiatore, ha provato a sollevare questo dubbio, prediligendo l’ipotesi che Für Elise sia spuria perché fortemente rimaneggiata da Noh.