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Una prova con un corale di Bach

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Piccinesco

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Messaggio iniziale di Piccinesco

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Villanova di Guidonia

Più che altro quello che mi sembra strano è il passaggio a battuta 13 con quel 6_4 VI - 7VII di La minore, sempre se è corretto, per il momento ho interpretato solo in modo univoco questo passaggio; e dal 2° tempo di battuta 14: 2 settime consecutive non mi quadrano, ma il passaggio più "ostico" sembra essere quello della penultima battuta: in alto ho scritto Mi minore, però dal 2° tempo lo intendo come Mi maggiore, perchè il sol (anche se è naturale e non alterato) sembra un ritardo sulla 3a di Mi maggiore, la presenza del sol# fa pensare a questo, però non vorrei che essendo La maggiore la tonalità nel finale quel re# sia solo un cromatismo.

Bach - Puer natus in Bethlehem.mscz.pdf

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Risposta 2 di Oracolo

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Piccinesco ha scritto:

ma il passaggio più "ostico" sembra essere quello della penultima battuta: in alto ho scritto Mi minore, però dal 2° tempo lo intendo come Mi maggiore, perchè il sol (anche se è naturale e non alterato) sembra un ritardo sulla 3a di Mi maggiore, la presenza del sol# fa pensare a questo, però non vorrei che essendo La maggiore la tonalità nel finale quel re# sia solo un cromatismo.

Bisogna vedere Piccinesco, provo a dargli un occhiata...

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Risposta 3 di Zedef

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Piccinesco ha scritto:

Più che altro quello che mi sembra strano è il passaggio a battuta 13 con quel 6_4 VI - 7VII di La minore, sempre se è corretto, per il momento ho interpretato solo in modo univoco questo passaggio; e dal 2° tempo di battuta 14: 2 settime consecutive non mi quadrano, ma il passaggio più "ostico" sembra essere quello della penultima battuta: in alto ho scritto Mi minore, però dal 2° tempo lo intendo come Mi maggiore, perchè il sol (anche se è naturale e non alterato) sembra un ritardo sulla 3a di Mi maggiore, la presenza del sol# fa pensare a questo, però non vorrei che essendo La maggiore la tonalità nel finale quel re# sia solo un cromatismo.

Ciao. Nell'analisi dei corali bachiani (o non) occorre sempre tenere in considerazione da dove Lutero e i suoi presero le melodie cui poi associarono il testo tedesco. Non poche, infatti, sono di origine antecedente, a volte parafrasi sul gregoriano, a volte melodie tradizionali medievali anche di origine profana, e via dicendo. Alcune quindi sono di impianto modale: casi emblematici sono il Christ ist erstanden in cui, per renderlo tonale, viene alterato il settimo grado (ovviamente non era così nel medioevo), oppure alcuni corali in cui l'armatura di chiave ha un bemolle in meno (a memoria ricordo il n.2 dell'edizione viola della Barenreiter), oppure altri in cui l'origine modale fa sì che si debbano interpretare in una doppia tonalità (la minore - do maggiore).

Venendo al tuo, a batt.13 puoi tranquillamente interpretare il fa# del basso come una nota di volta per dare slancio al sol# successivo: io non lo considererei un VI46.

Sulle due settime consecutive alle 14 non vedo problemi, anzi: sono messe piuttosto bene e non fanno errori di movimento.

Sulla penultima battuta direi che è molto semplice leggere il re# come 4 alzato il quale spesso proviene dal 6 facendo, tra l'altro, quella specie di errore che taluni segnano chiamato falsa relazione (ma che lì non è errore in quanto arrivi su un accordo di tensione, la settima diminuita) per cui VI, IV#7dim, V, I piccarda (e non La maggiore). Interessante l'uso del ritardo 9-8 (sol - fa#) tra VI e IV#, perfettamente regolare in quanto risolve su una consonanza (terza della settima diminuita).

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Risposta 4 di thallo

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io non sono un esperto di corali, so che Zedef li ama molto e quindi chiedo venia se sbaglierò.

In alto nel pentagramma segni molte modulazioni o interpretazioni diverse. Ho visto altre tue analisi e so che spesso segni tutto, anche i dubbi o le ipotesi. Quindi volevo capire prima di tutto se quelle segnature sono vere e proprie modulazioni o solo "ipotesi di interpretazione".

Detto questo, il corale non è un genere così "vagante" in senso armonico. Ci possono essere momenti cromatici, ok, ma ogni episodio in genere ha una tonalità o funge da ponte tra una tonalità e l'altra. Nei primi due episodi tu scrivi "Lam SolM DoM"... per altro, dai come unico accordo di Lam il primo accordo del brano, ma già al secondo cambi tonalità... non ti sembra azzardato? A me sembra lampante che quell'accordo di la sia il VI di Do e che il Fa#, come diceva Zedef, sia un'alterazione un po' "modaleggiante", neppure tanto rara: la "tonicizzazione" della dominante è comune e anche la quarta aumentata all'interno di un ipotetico modo lidio è comune. Tanto più che lo stesso modello viene ripetuto. 

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Risposta 5 di Piccinesco

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Rispondo solo ora perchè non avevo linea.

Allora, ringrazio Zedef e Thallo, inizio con il rispondere a Thallo:

purtroppo ho continuamente dubbi, in passaggi del genere faccio fatica a interpretare gli stessi come temponanei, tutto ciò (prendendo come esempio la modulazione ipotizzata a battuta 1) nonostante a battuta 4 si arriva sul I grado di do maggiore, con una sequenza di gradi che non lasciano dubbi; ma è proprio quando ci sono delle alterazioni "temporanee" che sorgono dubbi, ecco perchè ho interpretato quel la all'inizio di battuta 1 come un possibile II grado di sol maggiore.

C'è un altro motivo, quando facevo esercizi a 4 voci qualche anno fa, capitava che anticipassi la nuova tonalità (oltretutto non vicina a volte), cosa che faccio spesso quando scrivo pezzi miei, e in alcuni casi anche eseguendo in modo corretto un esercizio facevo "partire" la nuova tonalità (in pratica il momento della modulazione) troppo a ridosso di quest'ultima, invece di "prepararla", dico questo perchè è un'ulteriore motivo per il quale all'inizio ho ipotizzato II grado si sol maggiore.

Devo "ammorbidirmi" un pò su questo perchè altrimenti le interpretazioni rischiano di mandarmi sempre fuori strada.

Risposta a Zedef: avevo (eccoli ancora) dei dubbi sul fatto che potesse esserci qualche "modalità", o "funzione modale", cosa che capitò la prima volta che provai a fare un'analisi di un altro corale di Bach, lo inviai al maestro (che non c'entra nulla con quello che combino, anzi, Simone può testimoniare) che mi ha seguito come ha potuto fino a qualche anno fa, e mi disse che avevo scelto proprio uno di quelli (in modo chiaro) più complicati da interpretare, andò peggio di questo.

Non sono arrivato molto avanti, e alcune domande sono rimaste senza risposta, ma mi trovavo bene e perdere un punto di riferimento è un bel problema.

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Risposta 6 di RedScharlach

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Non ho guardato tutto, ma nelle prime battute saltano agli occhi un paio di errori grossolani.

L'accordo segnato 6VII a fine b. 1 è in realtà un V36.

L'accordo segnato 42IV a fine b. 2 è invece un V24.

L'accordo segnato 6III a inizio b. 3 è un I36.

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Risposta 7 di Ettore

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...però Red dipende se uno fa analisi funzionale, o meno. Molti usano etichettare come III6, in base alla nota del basso...piuttosto che I6. Funzionalmente è un I, ma al basso hai un III della scala. Cosa giusto? Me lo sono sempre chiesto, per me bsta dare le dovute premesse.

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Risposta 8 di RedScharlach

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Ettore ha scritto:

Molti usano etichettare come III6, in base alla nota del basso...piuttosto che I6. Funzionalmente è un I, ma al basso hai un III della scala.

Molti??? Questo tipo di analisi armonica non lo conosco proprio... mi sembra una specie di parafrasi di un basso cifrato. Ci sono dei testi di riferimento?

E poi cosa c'entrano le funzioni armoniche? Questa è teoria dei gradi.

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Risposta 9 di Piccinesco

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RedScharlach ha scritto:

Non ho guardato tutto, ma nelle prime battute saltano agli occhi un paio di errori grossolani.

L'accordo segnato 6VII a fine b. 1 è in realtà un V36.

Sono errori per chi li intende come tali, mi trovo bene con questo modo di interpretarli:

quando facevo gli esercizi, all'inizio avevo due specchietti, uno era il basso scritto, sotto c'era il vero basso, quello che determina l'armonia.

Quindi se prendo per esempio il 6III e sono in do maggiore, in automatico che se al basso ho scritto il mi, la fondamentale dell'accordo è il do.

Capisco cosa intendi, ma prendiamo ad esempio il 4_2 V, parto dal V grado di una ipotetica tonalità, facciamo sol maggiore:

quindi re, salgo di una seconda (re_mi), salgo di una 4a (re_mi_fa#_sol), ottengo re_mi_sol, che non corrisponde alla reale armonia che costituisce questo accordo (senza la 5a, il si, dell'accordo stesso).

Se scrivo 4_2 IV (oltretutto avendo il IV grado scritto al basso, do), parto dal do e salgo di una 2a e ottengo un re, salgo di una 4a e ho un fa#, sempre senza la 5a (in questo caso) ho re_fa#_do, esattamente le 3 note

fondamentali per la costituzione di questo accordo di dominante in 3° rivolto, il re che è la fondamantale, il fa# la sensibile di sol maggiore, il do che è la settima dell'accordo.

Vedi che torna tutto, sia la nota scritta (e reale, il do), che la distanza tra le stesse note, che corrisponde alla numerica, c'è una logica.

Poi c'è chi si trova meglio con la numerazione come la hai evidenziata tu, come quasi tutti gli altri utenti del forum (cosa che ho potuto vedere), ma a me questo modo di interpretare il tutto non comporta problemi, anzi lo ritengo anche più intuitivo e diretto.

Moderatore

Risposta 10 di thallo

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Ettore ha scritto:

...però Red dipende se uno fa analisi funzionale, o meno. Molti usano etichettare come III6, in base alla nota del basso...piuttosto che I6. Funzionalmente è un I, ma al basso hai un III della scala. Cosa giusto? Me lo sono sempre chiesto, per me bsta dare le dovute premesse.

Da un po' di tempo diciamo a Piccinesco che questa segnatura è sbagliata... 

aggiungo una risposta diretta, visto che è arrivato un altro commento di Piccinesco:

non è una questione di praticità è una questione di errori e cose giuste. Il tuo modo di segnare l'analisi armonica è SBAGLIATO. Ha un senso, ma io non posso decidere di chiamare le note con i nomi dei miei vicini di casa, così, perché io lo trovo più comodo. Il mondo intero usa al due tipi di segnatura per l'analisi armonica: quella basata sulla teoria dei gradi (la stragrande maggioranza) e quella funzionale.

Dovresti adeguarti... anche perché sai benissimo di avere dei problemi con l'analisi

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Risposta 11 di antares86

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red l'ho visto fare pure io ultimamente.... ci ho messo un po' a capire che accidenti stavano facendo.... so per certo che la fa un insegnante di armonia complementare in calabria non ricordo di preciso dove e usa un libro che se non sbaglio ha scritto lui stesso trattato di armonia tonicale..... o qualcosa del genere ora non ricordo di preciso

Moderatore

Risposta 12 di thallo

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sarei veramente curioso di conoscerlo sto docente qui e gridargli per mezz'ora in faccia... io veramente non capisco, ma come fa gente che insegna nelle scuole pubbliche ad alzarsi una mattina e inventarsi una segnatura analitica?!?!?!

Il basso cifrato è UNA COSA, la teoria dei gradi è UN'ALTRA. 

Che rabbia... 

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Risposta 13 di RedScharlach

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Vuoi studiare con i bassi cifrati? Beh, perché no? Prendi un Corale di Bach col basso cifrato, e realizzalo... Ma la teoria dei gradi è un'altra cosa. Meglio non far confusione.

bwv 6.pdf

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Risposta 14 di Piccinesco

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Thallo, i problemi che ho nel fare le analisi non dipendono da come numero le note, dipendono dall'interpretazione che ho riguardo le modulazioni e l'interpretazione che ho in generale riguardo alterazioni temporanee., la funzione delle note in differenti contesti e non da come le numero.

Non è che da un pò di tempo mi si fa notare che è sbagliata questa numerazione, è avvenuto che durante una prova di un pezzo di Beethoven Carlos rispose che il 4_2 doveva essere scritto 2_4 e altri simili esempi.

Non è che mi sto creando il mio modo di numerare, me lo ha insegnato un maestro che ritengo molto competente (oltretutto Simone ha studiato da lui, e può confermare l'assoluta competenza), e negli esercizi gli errori che ho fatto li ho fatti per i motivi che ho citato sopra, non perchè la numerazione non corrisponde al numero romano.

Se scrivo V 2_4 in do maggiore so che si tratta di un 3° rivolto del V grado, ma ho fa come nota scritta e reale, capisco che il grado da prendere in considerazione è il V; stessa cosa quando ho un primo rivolto sul I° grado, si usa scrivere I 6, e si intende primo rivolto del I° grado.

Sono abituato a usare un numero romano differente, e su questo non ho problemi, lo specifico per farmi capire altrimenti ogni volta è una storia, non lo faccio per puntarmi, non è questo il motivo per cui le analisi mi riescono un pò ostiche.

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Risposta 15 di antares86

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thallo ti do nome e cognome Andrea F. Calabrtese insegnante al conservatorio Cilea di armonia complementare.... usa il libro scritto da lui trattato di armonia tonicale

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Risposta 17 di RedScharlach

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Piccinesco ha scritto:

Non è che mi sto creando il mio modo di numerare, me lo ha insegnato un maestro che ritengo molto competente (oltretutto Simone ha studiato da lui, e può confermare l'assoluta competenza), e negli esercizi gli errori che ho fatto li ho fatti per i motivi che ho citato sopra, non perchè la numerazione non corrisponde al numero romano.

Non capisco però qual è il significato dei gradi in questo tipo di "analisi".

Se IV, in Do maggiore, identifica indifferentemente gli accordi Fa-La-Do, Fa-La-Re, Fa-Si-Re, Fa-La-Do-Mi, Fa-La-Do-Re, Si-Re-Fa-La, Fa-Sol-Si-Re, qual è il significato di questo IV? Quale concetto individua?

Per come la vedo, identifica un solo concetto, ovvero il basso. Ma non c'è alcun bisogno di usare dei gradi per individuare il basso, perché ce l'hai sotto gli occhi: è la nota che sta facendo il basso! Tautologico, no?

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Risposta 18 di antares86

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concordo con te red l'avevo presa pure io per la scrittura del basso.... e dato come hai detto è sotto al naso trovo molto più utile scriverne la funzione armonica

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Risposta 19 di Frank

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Piccinesco ha scritto:

Non è che da un pò di tempo mi si fa notare che è sbagliata questa numerazione, è avvenuto che durante una prova di un pezzo di Beethoven Carlos rispose che il 4_2 doveva essere scritto 2_4 e altri simili esempi.

Non è che mi sto creando il mio modo di numerare, me lo ha insegnato un maestro che ritengo molto competente (oltretutto Simone ha studiato da lui, e può confermare l'assoluta competenza)

Dal mio punto di vista anche i migliori sbagliano. C'è un solo modo di segnare l'armonia ed è dal grave verso l'acuto, come chiaramene si legge un accordo (non si parte mai dal suono più acuto...ma dalla voce più grave a "salire"); per questo V42 non esiste...ma esiste V24. Poi ci si capisce lo stesso, ma una volta fatta notare, la cosa però andrebbe appresa.

Moderatore

Risposta 20 di Frank

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RedScharlach ha scritto:

Molti??? Questo tipo di analisi armonica non lo conosco proprio... mi sembra una specie di parafrasi di un basso cifrato. Ci sono dei testi di riferimento?

Personalmente parlando ho visto dei testi di armonia complementare che si riferiscono a questo sistema (vedi ad esempio Tissoni) ...

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