Ma caspita!!! L’opus 124, Consacrazione della casa, il più grande capolavoro sinfonico di Beethoven!!!???
Sapevo che la apprezzavi tantissimo, ma non mi aspettavo un’affermazione così “totale”.
In un certo senso mi fa piacere. Perché se, da una parte, quello che mi piace sempre il te è il tuo equilibrio (il logos-Daniele di cui dice Armando), ora… mi piace vedere che tutto ciò viene per un momento cancellato da una affermazione così “sbilanciata”!.... Un’affermazione che si può fare a vent’anni (come vedi io cerco di non esser da meno facendo uso a dismisura di punti esclamativi… manco fossi Beethoven che scrive i fff sul primo movimento dell’Ottava!!!).
Ma circa sei anni fa avevi scritto il primo movimento della Nona era quanto più avevi di caro a livello di brani sinfonici. Mi ricordo bene, vero?
La vita è bella anche perché le persone non rigide cambiano le proprie vedute! Mentre scrivo la sto ascoltando (più volte) la consacrazione della casa: è stupenda davvero!
È come un grande, luminoso, altipiano sonoro. Cosa di potrebbe desiderare di più!? Ma con quei colpi iniziali, tutto ciò si spalanca subito alle nostre orecchie: su questo altipiano ci arriviamo in elicottero, senza quella fatica (dura fatica delle salite) che si percepisce in tante opere di Beethoven che ci elevano dal buio alla luce forte.
La mia preferita – ma sì, oso anch’io: la più bella Ouverture che sia mai stata scritta – è la Leonore III . Anche in quella arriviamo ‘alla luce’ del finale. Ma che salita per arrivarci !!!! E, anche dopo gli squilli di tromba… quanta strada ancora da fare!
Die Weihe des Hauses! … Parlamene ancora.
Così il caro amico Luca mi domanda nel diario musicale e, visto che quello è un diario, preferisco riportare questa sua domanda qui.
Intanto è importante, Luca, il fatto che tu mi dica che « Die Weihe des Hauses è stupenda davvero», questo ci permette comunque di partire da una constatazione comune.
Quello che dissi 6 anni fa sul primo movimento della Nona era che, ogni volta che lo ascoltavo, mi trasmetteva un'emozione indicibile e, questo proprio, fin dalle prime note, quando ti dà la sensazione di essere trasportato in un vuoto interplanetario che, più che farmi pensare al mondo del primo Ottocento, mi ricorda immagini moderne, sia visive che musicali. Questo è il miracolo di quel meraviglioso primo movimento e questo è quello che tutt'ora penso.
Tempo fa ti dissi anche che consideravo l'Eroica il primo vero inizio sinfonico beethoveniano; non perché non ami le prime sue due sinfonie – tu sai che le amo anche loro alla follia – ma perché è con la Terza che si può veramente parlare di una sinfonia interamente beethoveniana nello stile. Dissi anche che se la Terza era il primo inizio, la Nona era il secondo, quello che poi si proiettò direttamente sulle meravigliose sinfonie di Brahms – e non dei primi romantici – di Bruckner e di Mahler.
Ecco Luca: è questa cosa che voglio in parte correggere oggi del mio pensiero.
In realtà ho meditato molto su quello che avvenne nel 1813. In quell'anno Beethoven compose due sinfonie: la Settima e l'Ottava. Fino a poco tempo fa si considerava la Settima – molti lo pensano – la miglior sinfonia di Beethoven, oggi sta accadendo, non dico un rovesciamento, ma la “piccola” Ottava viene ormai prediletta da altri molti e, per la verità, anche lo stesso Beethoven pensò che questa sinfonia fosse migliore della Settima.
Nell'Ottava, Beethoven, si guardò indietro e dopo il “periodo eroico” per la prima volta nella sua vita compositiva, ritornò a Haydn, ma lo fece in una maniera diversa dal suo ex maestro, quasi a dirci: io ora posso rivisitare e rinnovare il passato. Un'operazione simile la fece anche Prokofiev nel 1917 – ma intanto passò un secolo - con la sua prima sinfonia detta “Classica” che qui voglio proporre perché è una vera chicca.
Che c'entra tutto questo dirai! Nel “terzo stile” Beethoven tentò di ritornare a forme del passato, la fuga in primis, cercò di essere l'erede di tutta la storia della musica – cosa che riuscì solo a Schönberg e Stravinsky un secolo dopo – ma la morte lo colse prima che egli riuscisse in questo.
Noi definiamo musica del “terzo stile” tutta quella da lui composta dal 1815 in avanti, ma è errato.
In realtà questo ragionamento è valido per le sue Sonate e i suoi Quartetti, ma non altrettanto pienamente per la musica sinfonica: la Nona risente comunque ancora di quel clima eroico in certe parti. L'unica eccezione è l'Ouverture “La consacrazione della casa”. Lì, ispirandosi a Händel, conclude con quell'Allegro fugato che è questa veramente, espressione della magistrale tecnica compositiva dell'ultimo Beethoven.
Un Beethoven che se non fosse morto avrebbe composto la sua Decima – e quello veramente sarebbe stato un nuovo inizio – l'Ouverture sul nome di Bach, un oratorio sullo stile händeliano - tutte opere che purtroppo sono rimaste solo nell'intenzione, facendo sì, che “il terzo stile” s'impadronisse di tutta la sua musica e facendone veramente il primo erede di tutta la storia della sua arte. Per questo dico che “Die Weihe des Hauses” è il capolavoro sinfonico di Beethoven, perché oltre ad essere stupenda è l'unica musica sinfonica che appartiene al terzo stile.