Frank ha scritto:
@Croma, mi permetto di dire qualcosa perchè immagino sia uno che apprezza. [...]
Grazie, certo che apprezzo.
Sul finale della risposta nell'esposizione, dovrei provare ad accogliere il tuo suggerimento; però mi sembra che non porterebbe al ritorno alla tonalità di la minore per il soggetto al tenore, cosa che invece ottengo con una cadenza plagale.
Premessa su questa benedetta quarta battuta del soggetto: la ragione essenziale per la quale non mi piace è che quella frase andrebbe naturalmente distribuita su due voci: due semiminime sul primo e sul terzo accento (il Mi e il Sol#) e le crome alla voce superiore che fanno quel tipo di movimento; questo è quello che quell'andamento melodico suggerisce all'orecchio. Così com'è a me sembra una sintesi un po' "arozzata", come si dice a Roma. Ma io stesso, più appresso, come ho scritto in risposta a Dilettante, ho fatto una cosa analoga (che, a gusto mio, è un errore).
Ciò premesso, il frammento di scala discendente prolunga la chiusa del soggetto, nelle mie intenzioni indebolendone l'effetto dal punto di vista ritmico (visto che non mi piaceva...). In ogni caso, per rendere più fluido il discorso melodico, nelle mie esercitazioni sul genere ho sempre cercato di fare la stessa cosa, ovvero di legare la fine del soggetto con l'inizio della risposta per non entrare in competizione con l'ingresso del controsoggetto. Ma è una pura questione di gusto.
Più in dettaglio, battuta 5, questo è stato il mio ragionamento: dando per scontato che alla risposta occorra una nota sul tempo forte per conclusione naturale del soggetto, questa può essere (per linearità melodica e senza coda) o il do che ho scritto, o il mi; e ho scelto il do anziché l'ottava, per completezza armonica; ci metti il la inferiore (che ho collegato mediante il si con le crome), e hai il rivolto 4/6 di la minore, cui si aggiunge subito il fa# che porta diritto al V del V nella battuta appresso. E quindi quel rivolto di la minore diventa un'appoggiatura sul V. Dl punto di vista ritmico (cui per istinto guardo prima del resto), ho scelto l'arresto con la semiminima sul secondo accento per lasciar libero l'effetto della sincope di ingresso del controsoggetto, che lo rende immediatamente riconoscibile (diversamente, per esempio, la risposta sull'accento forte avrebbe potuto essere la serie di quattro crome do si do re, a chiudere sul mi che ho scritto a metà battuta). Insomma, a modo mio ci avevo ragionato... Immagino che, come negli scacchi, non esista la mossa migliore; ma a me questa piaceva, tanto è vero che poi l'ho ripresa giocandoci qua e là.
Mi interesserebbe molto comprendere meglio la relazione che hai sottolineato, tra la conclusione del soggetto e i collegamenti armonici (ma forse ti chiederei di scendere troppo nel merito rispetto all'attenzione che mi hai già cortesemente dedicato).
Sugli stretti hai certamente ragione, è che non ci sono proprio riuscito; mi sono sentito condizionato molto da quel salto tra prima e seconda battuta del soggetto, che infatti mi piace quasi quanto la quarta battuta (Mozart verrà a tirarmi i piedi), più o meno per le stesse ragioni: a me vien voglia di tenere il fa sopra il sol#, che diventano due voci...
Sulla tenuta del suono, non ricordo le regole di Schumann; però ho cercato di tenere conto del fatto che l'organo si suona generalmente più staccato del pianoforte (per via del reverbero ambientale) e, nella realizzazione che ho fatto del playback, ti renderai facilmente conto che soprattutto le note lunghe durano meno del valore scritto. Solo nelle legature di portamento ho usato l'intera durata delle note che vi sono comprese (ma non in quelle a fine legatura, peraltro). Devo anche dire, però, che nell'ascolto della stesura armonica ho usato l'organo (proprio perché so che i pasticci di armonia si sentono di più) prima di ridurre la durata effettiva delle note e ad un tempo stralentissimo; quindi, se ci sono passaggi discutibili sotto questo aspetto, non posso dire di non averli sentiti.
Naturalmente, se tu o chiunque qui volesse farmi notare nel dettaglio qualche bruttura armonica, riterrei di ricevere una cortesia.
Io preferisco il pianoforte non solo perché le dinamiche rendono meglio percepibili i movimenti delle voci inferiori, ma anche perché si può enfatizzare questo o quel passaggio, l'ingresso di una voce anche intermedia, o anche avvertire meglio l'aspetto "poliritmico" determinato dalla sovrapposizione delle voci.
Per quanto riguarda le pause, come spiegavo a Bianca, siccome sono partito con l'idea dell'organo, ho usato le pause in funzione dei cambi di registri o di manuali. In pratica, si trattava di alternare diversità di timbro (o di "atmosfera") tra le diverse sezioni, ma è senz'altro vero che avrei potuto farne un uso più strategico; solo che non saprei identificare degli episodi portanti della composizione, perché all'interno del divertimento non c'è una vera e propria ripresa e non c'è una bella sezione finale per gli stretti, o un bel pedale di tonica.