Mi chiamo Dante e ho 17 anni. Mi domando come altri compositori vedono l'utilizzo della armonia classica in musica contemporanea.
Frequento da circa un anno uno corso di composizione, e praticamente ogni lezione il mio insegnate dice che devo "sganciarmi da tonalità" perchè l'armonia convenzionale non ha niente più da dire.
Io però non la penso così. A me piace ancora l'armonia convenzionale e vorrei sentire il parere anche di altre persone. Magari qualcuno potrà darmi un suggerimento utile.
V
Videoclip
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Risposta 2 di Videoclip
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...tu prova a dire al tuo insegnante di composizione di andare in qualsiasi sala cinematografica e ascoltare qualsiasi colonna sonora, vedi tu, basta il Morricone di turno 😉. Troverà tutta l'armonia tonale che vuole, viva, vegeta e ben in salute.
A me piace ancora l'armonia convenzionale e vorrei sentire il parere anche di altre persone.
Il problema, temo, è una tendenza d'oggi, che vede il tuo insegnante come affiliato di prim'ordine, secondo cui l'"armonia convenzionale" sarebbe superata e quindi "bisogna" procedere verso l'atonalità più spinta.
Ma secondo lui, quando qualcuno fishietta un motivetto che gli piace, ha un fischiettare convenzionale o atonale?
Dante ha scritto:
Magari qualcuno potrà darmi un suggerimento utile.
L'unica cosa che posso dirti è pensare con la tua testa...se ce la fai.
L
Ludovica
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Risposta 4 di Ludovica
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A me sembra un modo di impostare la cosa un po' discutibile. Io credo che per superare una cosa bisogna prima conoscerla, quindi in genere è meglio studiare molto bene il sistema dell'armonia tradizionale prima di passare ad armonie più moderne che ne prevedono un uso diverso o altro.
E
Eagle
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Risposta 5 di Eagle
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Mi colpisce particolarmente la tua domanda. Un po’ di anni fa anch'io mi domandavo tante cose sul linguaggio musicale e dopo qualche annetto posso dire che bisogna scoprire le origini di quello che chiamano musica tonale, tonalità, atonalità, etc.
Leggi i dibattiti sulla dodecafonia, i discorsi legati agli affari becero-economici … a proposito delle musiche ti carattere religioso et similia, il pallido fuoco dei
"neoromantici", etc..
Dato che la tua domanda sembra profonda, non voglio dilungarmi molto tracciando i vari percorsi culturali che hanno man mano reso il linguaggio musicale sempre più astratto e secondo me anaffettivo.
Bisogna andare alle radici delle cose senza paura. Questa può essere una prima strada per separarsi innanzitutto dalle ideologie che opprimono l'espressione musicale. Andare a scoprire che il problema innanzitutto non sta nella musica ma nel musicista in rapporto al saper fare della musica e anche quando la insegna.
Il vecchio detto di Debussy che: i capolavori generano delle regole ma con le regole non si generano capolavori, mi trova sempre più d'accordo, profondamente d'accordo.
Bisogna scoprire il perchè è stata "fissata" la tonalità e il perchè della sua origine aldilà delle ragioni sociologiche che hanno un senso molto relativo e non danno nessuna risposta riguardo la creatività personale del compositore. Scoprire infine che l'origine del linguaggio musicale ( che hanno da sempre negato come linguaggio vero e proprio) ha un'origine specifica nella vita di ogni essere umano e questa sua origine riguarda il primo anno di vita, è un linguaggio preverbale.
Ma come vedi il discorso diventa sempre più complesso e non basterebbe uno spazio come questo, seppur generosamente concessoci, ad esaurire tutto un discorso che riguarda la libertà dell'artista una volta sapiente del fare musica.
T
Talentuoso
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Risposta 6 di Talentuoso
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Indipendentemente dalle mode e/o dai gusti personali di ciascuno di noi, lo studio della composizione dovrebbe, per fini didattici, abbracciare TUTTE le tecniche compositive del passato … e solo dopo che si conosce a fondo qualcosa, si può provare a superarla o anche a negarla . Quindi un "rifiuto a priori" del passato mi trova completamente in disaccordo.
E' vero che, teoricamente, la composizione non si può insegnare, ma la mancanza di una solida base non permette di esprimere poi tutto quello che si potrebbe.
D
Dante
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Risposta 7 di Dante
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Grazie per le idee e i pareri, la cosa mi conforta. Conoscere quali sono le vostre esperienze un po' aiuta a capire certe impostazioni, a volte mi viene da chiedermi come sarebbe la didattica se per un attimo facessimo finta che la tonalità non fosse mai esistita.
E
Eagle
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Risposta 8 di Eagle
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Dante ha scritto:
a volte mi viene da chiedermi come sarebbe la didattica se per un attimo facessimo finta che la tonalità non fosse mai esistita.
Domanda che non può esistere ... e poi la didattica non si occupa solo di tonalità 😉
D
Dante
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Risposta 9 di Dante
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Eagle ha scritto:
... e poi la didattica non si occupa solo di tonalità
...probabilmente sono troppo giovane io, ma non mi sembra proprio 🙁
C
Carlos
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Risposta 10 di Carlos
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Dante ha scritto:
...probabilmente sono troppo giovane io, ma non mi sembra proprio 🙁
Come sarebbe a dire «non mi sembra proprio»? Se il tuo insegnante (insegnante = didatta) ti ha detto che devi «sganciarti dall'armonia convenzionale» immagino che ti vorrà insegnare qualcos'altro... quindi: la didattica NON si occupa solo di tonalità. 😐
come sempre la verità sta nel mezzo e bisogna disitinguere la didattica dalla pratica compositiva vera e propria.
mi ripeterò, ma
la tecnica compositiva senza il talento è arida.
il talento senza la tecnica compositiva è troppo libero (per rendere tutto in una parola)
Lo studio deve necessariamente abbracciare tutti gli stili compositivi dagli albori fino ai giorni nostri e su questo direi che tutti sono d'accordo ... inoltre, lo studio deve darti i mezzi con i quali poi tu troverai il tuo stile personale che ti contraddistinguerà ... e aggiungo che puoi studiare tutto quello che vuoi, ma il tuo stile resterà tale e ci saranno sempre dei caratteri distintivi ... se guardi i nostri laboratori te nè accorgerai.
Io penso che un buon insegnante non debba assolutamente imporre all'allievo di scrivere in "un certo modo" a meno che non siano esercizi inerenti allo studio, ma che, come priorità massima, debba insegnarti la materia nel miglior modo possibile e quando ti dice che devi "affrancarti dalla tonalità perchè non ha più nulla da dire" io personalmente penso che dovresti dirgli chiaro e tondo :
"si faccia gli affari suoi!"
D
Dante
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Risposta 12 di Dante
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Carlos ha scritto:
Come sarebbe a dire «non mi sembra proprio»? Se il tuo insegnante (insegnante = didatta) ti ha detto che devi «sganciarti dall'armonia convenzionale» immagino che ti vorrà insegnare qualcos'altro... quindi: la didattica NON si occupa solo di tonalità. 😐
Vero, però ho sentito altri suoi allievi e sembra che in quell'ambito sia "tollerato tutto", intendo che alla fine non conta come suonerà il brano ma solo i criteri che uno mette in pratica.
Questa non è didattica e mi fa detestare l'argomento, etc. etc.
D
Dante
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Risposta 13 di Dante
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rstrauss ha scritto:
io personalmente penso che dovresti dirgli chiaro e tondo :
Vero, però ho sentito altri suoi allievi e sembra che in quell'ambito sia "tollerato tutto", intendo che alla fine non conta come suonerà il brano ma solo i criteri che uno mette in pratica.
Questa non è didattica e mi fa detestare l'argomento, etc. etc.
Ti è passato per la mente il fatto che il tuo maestro non possa essere significativo per una valutazione sulla didattica. So che molti maestri nel corso superiore si concentrano appunto su criteri autoreferenziali mandando l'allievo allo sbaraglio e spesso capita che lo stesso venga letteralmente scollegato dalla sfera percettiva dell'eventuale ascoltatore... però si può fare pure un lavoro diverso 😉
diglielo con parole gentili, oppure, scrivi una sonatina in stile Clementi e portagliela ... vediamo cosa ti dice ... 😛
C
Carlos
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Risposta 16 di Carlos
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Frank ha scritto:
Ti è passato per la mente il fatto che il tuo maestro non possa essere significativo per una valutazione sulla didattica.
Eh beh a questo punto direi proprio di sì. Inoltre, se l'unico esempio di Dante è il suo maestro, comunque non sarebbe nelle condizioni di sostenere che «la didattica si occupa solo della tonalità». La didattica non è il tuo maestro, e il tuo maestro non è la didattica, e questo varrebbe anche se fosse Walter Piston in persona... 😉
Io trovo forviante la parola classica, essendo tutti d’accordo che l’armoniatardo romantica non è classica, sotto questo cappello ormai ci si può mettere pure Donatoni.
Per cui penso sia solo un problema del “didatta”, certo, molto più facile insegnare qualcosa di stracodificato pittosto che un ambito dove guarda caso si cono pochissimi manuali di composizione (vedi gli stili del ‘900).
D
Dante
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Risposta 18 di Dante
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Allora cosa dovrebbe fare un bravo maestro di composizione?
Premesso che non frequento un conservatorio, ma un insegnante privato, come studente pretendo di essere edotto su tutto ciò che mi consenta di scegliere. Non si studia per essere "instradati", ma per essere liberi di formulare un proprio percorso.
Accoglierei volentieri l'invito a "sganciarmi dalla tonalità" (che poi, francamente, bisogna anche intendersi...), se ciò fosse aderente ad una fase particolare del mio percorso di studi, perché ciò sarebbe necessario alla completezza della mia formazione. Altrimenti no.
E' vero che un alunno non è in grado di mettere in dubbio l'oggetto dell'insegnamento; però, secondo me, può discuterne lo scopo.
Einaudi ha studiato con Berio, eppure si è sempre dedicato a tutt'altro (mentre era suo allievo, tra l'altro, suonava jazz progressive con i Venegoni & Co.).
Il mio insegnante cerca di insegnarmi di tutto, ma ha sempre l'atteggiamento di un cameriere che ti favorsce il menù dal quale puoi scegliere quello che preferisci, non di uno che ti dice cosa devi mangiare. E a me questo piace molto.
Cerca di capire se ti chiede solo di fare una cosa sola per fartela apprendere (il che mi sembra più probabile, sinceramente, senza voler mettere in dubbio quello che dici...), oppure se la tua sensazione di sentirti "modellato" a sua immagine e somiglianza sia fondata.