CromaDiBrera ha scritto:
è il mio lavoro, come saprà qualcuno: se non lo faccio ora...!
Mitico! 🙂 ho capito adesso il giochino di CromaDiBrera. Ben ritrovato!
Avviata da
Vitrus
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CromaDiBrera ha scritto:
è il mio lavoro, come saprà qualcuno: se non lo faccio ora...!
Mitico! 🙂 ho capito adesso il giochino di CromaDiBrera. Ben ritrovato!
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Carlos ha scritto:
Mitico! 🙂 ho capito adesso il giochino di CromaDiBrera. Ben ritrovato!
Grazie Carlos; è sempre un piacere 🙂
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Vi siete resi conto di aver ascoltato per tutta la vostra vita 4.33 di Cage?
O, se preferite, le mie Variazioni su 4.33, in 5/4. 😛 O tutt'e due insieme.
Volenti o nolenti.
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Durante l'ascolto (...) riflettevo su un servizio del TG del 1989: a Napoli un venditore ambulante mise in vendita dei frammenti del muro di Berlino, i pezzi andarono a ruba.
Un acquirente soddisfatto che portava a casa il suo calcinaccio fu intervistato dal TG "Ma lei crede veramente che si tratti di un pezzo autentico?" "Certo che no!".
Non saprei spiegarvi esattamente il processo mentale ma trovo questo episodio emblematico dei nostri tempi, anche in relazione alla nozione di "arte".
Mi rivolgo, tra gli altri, a Thallo, le cui argomentazioni ho sempre trovato interessanti e basate su una solida preparazione (anche in quanto musicologo):
se venissi a casa mia e, nel momento in cui ti invitassi a sederti, ti dicessi "No, non su quella sedia, quella è una mia opera d'arte intitolata Sedia di casa mia",
tu stesso, anche se avessi divorato tutti i libri di storia dell'arte, non saresti in grado di distinguere l'oggetto di uso comune dall'oggetto d'arte.
Questo per dire che oggi una parte delle opere d'arte trova la sua essenza esclusivamente nella percezione di chi ne fruisce, fuori dalla forma d'arte stessa.
Si potrebbe parlare di meta-arte...
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Per portare il concetto alle estreme conseguenze avrei potuto dire che si trattava della partitura del brano "Il silenzio delle sedie".
Da eseguirsi mettendo una sedia sul palco e osservandola in silenzio sinché se ne ha piacere. :-)
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DrJellyfish ha scritto:
Vi siete resi conto di aver ascoltato per tutta la vostra vita 4.33 di Cage?
O, se preferite, le mie Variazioni su 4.33, in 5/4. 😛 O tutt'e due insieme.
Volenti o nolenti.
Onestamente non c'avevo pensato, quindi già di per sé la tua domanda ha un notevole valore, ovvero quello di far riflettere su una cosa che non avevo elaborato; anche perché è vero... c'è poco da fare. L'unica obiezione che si potrebbe fare è che, essendo 4' 33'' una partitura che va eseguita al chiuso e in determinate condizioni, non è detto che tutti siano stati almeno una volta in quelle condizioni (la sala d'aspetto della stazione ferroviaria, ad esempio, non può essere considerato luogo nel quale eseguire 4' 33''... o sì? Si richiede urgentemente urtext con note esplicative per stabilire dettagli cruciali per la comprensione dell'opera). Comunque, bando alle ciance, m'è venuto in mente un parallelismo interessantissimo («interessantissimo» lo scrivo solo perché quando penserete che invece è una sciocchezza, almeno per un attimo, sarete presi dal dubbio... «ma come, ha scritto "interessantissimo"... naaa, sciocchezze!»). Pensavo all'inizio della Prima Sinfonia di Mahler, dove l'autore scrive wie ein naturlaut, come un «suono di natura» e mette questo la lungo, acuto, filiforme, che ad un certo punto diventa impalpabile: c'è ma non lo si avverte più come suono «vero», non so se riesco a spiegarmi. Da lì andando a ritroso si ritrovano molti esempi, nella letteratura musicale, di tentativi di riprodurre o evocare la natura, che da sempre è la più grande fonte di ispirazione dei compositori. è una possibile lettura, ma volendo prendere per buona la proposta del Doctor, 4' 33'' acquista i connotati di un'affermazione: «la natura è qui, basta ascoltarla...». Il tutto sempre se l'edizione critica, di prossima pubblicazione, ci confermerà nell'ipotesi che la partitura possa essere eseguita anche sulle bianche scogliere di Dover o appollaiati dolcemente su una collina dell'entroterra toscano. 😄
Membro
Da quello che ho letto, l'intenzione di Cage era quella di dimostrare che il silenzio assoluto è un'utopia, non so poi se abbia considerato la possibilità dell'esecuzione in luoghi diversi da una sala da concerto. Un'altra lettura del brano sarebbe la constatazione che nell'ascolto di 4'33" percepiamo tutti quei suoni che normalmente trascuriamo ma che probabilmente influenzano inconsciamente la percezione della musica. Naturalmente il mio post era un po' provocatorio: l'ascolto di 4'33" presuppone una volontà parte dell'ascoltatore. Tuttavia mi piace l'idea che Cage avesse almeno intuito il concetto che esprimevo poc'anzi ed abbia portato appunto l'astrazione dell'arte alle estreme conseguenze: una musica priva di "musica", di fatto, che si avverte solo se l'ascoltatore decide di farlo.
Membro
Riallacciandomi al post iniziale e ai vari (anche un po' ripetitivi) sulla musica contemporanea, il punto non è se l'arte contemporanea sia arte, sia bella o brutta e via dicendo, ma si collega alla utopica definizione del concetto di "arte", credo che sia per questo che non se ne viene a capo. In altri periodi storici l'arte aveva una forte componente "artigianale": chiamavi Giotto perché effettivamente nessun altro era in grado di dipingere nella stessa identica maniera. Ora con la tecnologia chiunque può riprodurre qualsiasi cosa, di conseguenza l'arte ha raggiunto un tale livello di concettualità che l'oggetto d'arte va oltre l'arte stessa.
La stessa opera "Il silenzio delle sedie" :-) potrebbe essere esposta in un padiglione sulla scultura, sulla musica, sulla multimedialità o, molto più verosimilmente, nella mia cucina 2X3 mt. E' solo il filtro del fruitore che stabilisce quale forma d'arte (o se è arte), l'oggetto in sé è sempre lo stesso.
Devo ammettere che questo fatto mi crea non poche perplessità.
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Invece una mia critica personale ad alcune musiche contemporanee sta nel fatto che a volte queste si basano sull'effettistica o sulla concezione che originalità sia equivalente di creatività o ancora sul puro piacere intellettuale.
Ho visto compositori che non sarebbero mai stati in grado di dire se il loro brano con i quarti di tono o con sovrapposizioni di 13 su 5 a 200 di metronomo fossero stati eseguiti correttamente...
Membro
DrJellyfish ha scritto:
La stessa opera "Il silenzio delle sedie" :-) potrebbe essere esposta in un padiglione sulla scultura, sulla musica, sulla multimedialità o, molto più verosimilmente, nella mia cucina 2X3 mt. E' solo il filtro del fruitore che stabilisce quale forma d'arte (o se è arte), l'oggetto in sé è sempre lo stesso.
Devo ammettere che questo fatto mi crea non poche perplessità.
D'altra parte, se metti la Merda d'artista di Pietro Manzoni in un gabinetto pubblico torna ad essere una cacca né più né meno e nessuno dice «bah». Succede così con l'arte moderma e con le opere d'arte provocatorie, perché in un cesso pubblico ci metti il David di Michelangelo qualcosa di sbagliato si nota... 😃 d'altronde anche Merda d'artista portava un messaggio molto chiaro, cioè proprio questo: qualsiasi schifezza messa in una sala d'esposizione può diventare/essere considerata un'opera d'arte. Purtroppo non succede solo in quel senso, né solo con l'arte contemporanea, a pensarci bene. Ricordate la faccenda di Joshua Bell che suonava nella metropolitana di New York? Si accorsero di lui in pochissimi, perché lo riconobbero, ma di quelli che non lo riconobbero nessuno si accorse del talento del violinista e magari lo avevano sentito la sera prima alla Carnegie Hall. Ma alla Carnegie Hall «non poteva che essere bravo», mentre in metropolitana «non poteva che essere un mendicante». Il luogo fa l'opera d'arte. Il luogo fa l'opera d'arte?
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DrJellyfish ha scritto:
Io probabilmente sì, ma il discorso va esteso al "resto del mondo": a sentire i concerti ci vanno persone di tutte diversa formazione e fa pensare che le stesse che la sera prima lo applaudivano lo abbiano ignorato nella metropolitana (dove per "le stesse" intendo la stessa tipologia di persone, ovvio...).
Moderatore
Sono stato assente per un po'.
Rieccomi :-)
per ora rispondo alla cosa su Cage e sulla sedia di casa mia. Se mi sono perso altre domande, rifatemele.
4'33'' è arte concettuale. L'arte concettuale si basa sull'idea che l'arte non sia una cosa ma una modalità. In quanto tale non dipende dall'oggetto ma dall'intenzione. Se guardi un piatto di pasta e vuoi trovarci il "bello", allora ce lo trovi, e in quel momento il tuo sguardo è lo stesso di quello che avresti di fronte ad un quadro di Goya.
Fare arte concettuale non è facile... ogni artista ha usato modi e tecniche diverse. L'idea di Carlos per cui 4'33'' è fortemente legato alla sala da concerto è giustissima. Ancora di più, senza il pianoforte, senza il pianista, senza la sala piena, gli applausi iniziali e gli applausi finali, 4'33'' non esiste. Io non posso dire di fare meditazione zen quando dormo, la meditazione è un momento di nulla cercato e voluto.
Questo però non vuol dire che solo una sala da concerto o un museo possano contenere arte concettuale. Se tu riesci ad essere credibile dicendomi che la tua sedia è un'opera d'arte, io potrei assolutamente starci. Anzi, con me troveresti il boccalone perfetto ahahah ovviamente se tu credessi fermamente nell'idea dell'arte concettuale (come molti hanno fatto), allora elaboreresti una struttura più forte, conterneresti la sedia di narrazioni, di valori, di un setting, perchè l'arte concettuale deve avere appeal anche su chi non è un boccalone.
Membro
Sono d'accordo con te. Tra l'altro trovo che 4'33'' abbia delle implicazioni geniali. Tuttavia penso che sia un terreno abbastanza sdrucciolevole, lo stesso esempio che hai fatto del piatto di pasta è significativo: tu puoi trovare il "bello" in qualsiasi cosa, ma questo fa di qualsiasi cosa un oggetto d'arte? Sicuramente ci sono dei parametri di valutazione anche per l'arte concettuale ma sono molto mobili.
Moderatore
Oggi (non è vero, sempre) mi sono fissato sulla sensualità.
Come calereste questo concetto nell'arte concettuale? Chiedo in modo dichiaratamente provocatorio: la ritenete musica?
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Frank ha scritto:
Oggi (non è vero, sempre) mi sono fissato sulla sensualità.
Come calereste questo concetto nell'arte concettuale? Chiedo in modo dichiaratamente provocatorio: la ritenete musica?
Non ho capito.
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CromaDiBrera ha scritto:
Non ho capito.
... per sensualità penso si riferisca a questo suo scritto che ho appena letto
Non so perchè, ma mi sembra un Interessante modo di porre la questione
Moderatore
La Monte Young prima di "fare" il minimalista faceva l'artista concettuale. Con risultati e intenzioni diverse... scrisse alcuni pezzi chiamati "Compositions 1960". La Composition 1960 #10 è costituita da una istruzione, "Draw a straight line and follow it", disegna una linea dritta e seguila. Nelle intenzioni di La Monte Young, dovrebbe essere una sorta di esercizio yoga, ovviamente la libertà dell'esecutore è massima. Pare che David Tudor, il pianista di Cage (per intenderci) abbia interpretato il pezzo intingendo le mani nella vernice e tracciando con le mani una striscia per terra...
A mettere fascino, sensualità, in un'opera concettuale, soprattutto se musicale, ci vuole pochissimo :-) ci vuole performance
Membro
Insomma, bisogna essere performanti! Dal che deduco che, come minimo, dovrei mettermi a fare un po' di moto...! 😛
Membro
Cinque preconcetti da smentire sulla musica contemporanea