Vorrei rispondere a Virtus rischiando di ripetere cose già dette, perché non sono riuscito a leggere tutto (che discussione!), ma cercando di rimanere ad un livello semplice.
La musica contemporanea è come il jazz, è sterminata, quindi la domanda non è proprio ben posta...
Io penso che in ogni ascolto e in ogni osservazione in genere è gradevole riconoscere un segno, una sintesi, soprattutto una coerenza, che a volte può anche essere soggettiva e potrebbe anche essere non conscia (da parte dell'autore). Questo non vuol dire che la devi trovare per forza, ma nell'ascolto devi essere ben disposto e senza pregiudizi e preconcetti.
Penso anche che la conoscenza aumenti la capacità di apprezzare e quindi anche il godimento. Vale anche per Beethoven e gli altri grandi del passato, se ci pensi. L'analisi del brano e del background tecnologico (la conoscenza del violino e del pianoforte, come di un filtro o di una modulazione di frequenza), nonché del contesto culturale dove nasce il brano stesso, penso dia una marcia in più. Non ci trovo nulla di male.
Ciononostante non è obbligatoria: ricordo di aver "discusso" con uno studente in conservatorio perché dissi che l'ascolto di Maderna mi dava un senso di pace, ma era la verità, al di là di quello che l'autore voleva trasmettere e della mia conoscenza in proposito (e poi il senso di pace può derivare anche dalla sensazione di comprensione e sintonia con l'autore e con l'ascolto, ma lui era troppo "intellettuale")
Io consiglierei di non limitarsi troppo: il nostro sistema uditivo e cognitivo è formidabile e metterlo in moto può dare molte soddisfazioni!
Mi fai pensare quando a scuola cercavo di svelare ai compagni che l'ascolto dei Genesis (solo un esempio) era per me molto piu piacevole di quello della maggiorparte della musica leggera propinata alla radio e che probabilmente lo sarebbe diventata anche per loro se avessero avuto la pazienza di ascoltarla una paio di volte in più... Non è solo questione di gusto, ma anche volontà d'ascolto e fiducia negli altri.
Io trovo diversi ascolti, di autori molto diversi, meravigliosi: Bach, Cage, Marcello, Chopin, Schoemberg, Webern, Orlando di Lasso, Roscoe Mitchell, Miles Davis, Terry Riley e via dicendo e non posso pensare di suddividere e categorizzare il mio godimento. Il segreto sta nell'ascolto, nella predisposizione verso l'opera e verso l'altro in genere e trovo triste e tendenziosa la tua osservazione.
Riguardo il suono effettivamente lo trovo un mondo sconfinato ed interessantissimo e che può avere un peso importante in un opera. Così è sempre stato, solo che in tempi moderni, grazie anche all'elettronica e all'informatica abbiamo acquisito una capacità di indagine e di controllo enorme ed è naturale che se ne rimanga affascinati e che in taluni casi l'attenzione al "suono" sia preponderante.
Buon ascolto!