In questi giorni si sta parlando parecchio di coerenza, un termine che torna molto spesso, sembra una coincidenza, ma non tutti gli utenti sono d'accordo.
Ho ascoltato il pezzo, e qualcosa ho percepito in merito alla coerenza, anche se "presa per i capelli", poi detto da me che sono uno che scrive pezzi senza senso, capirai.
L'ultima frase è un "complimento" che ho ricevuto anni fa.
Devo dire che ho capito anche quello che voleva dire Micrologus nell'altro post, a prescindere da come è andata, non ha offerto esempi, non ha argomentato in modo sufficiente
quello che voleva dire, però anche (mettiamo che sia stato questo) se si è trattato di un utente che ha cercato di creare trambusto, non penso che abbia totalmente sbagliato
a mettere un minimo in dubbio questo termine, "analizzato" in un contesto non isolatamente, ma anche in base ad altri fattori, che tutti conoscono ma non tirano in ballo.
Ne parlavo proprio oggi con un amico (parlavamo sia di musica che di cinema), e quello che è venuto fuori è che certamente quando una persona ascolta, vede, legge, se non percepisce
una certa coerenza con lo sviluppo di quello che ha intrapreso, può non avere buone sensazioni, e al contrario (come è stato già detto) può capitare di avere a che fare con opere
che sembrano totalmente incoerenti, ma all'atto della fruizione restituiscono una sensazioni di opera ben compiuta che ad un primo approccio non avremmo avuto.
Continuo a sostenere che non si può scindere (sono di parte) l'operato dalla storia di chi crea, bene o male, in modo assolutamente perfetto o meno, non mi piace per niente
l'approccio risolutivo per il quale la persona che crea deve essere scissa dalla persona che "respira", sono sempre la stessa persona, e se non per giustificare una possibile o probabile
incompetenza, una mancanza di mezzi, di capacità, lo si dovrebbe fare almeno per comprende pienamente, comunque meglio, il perchè quella persona ha un tipo di approccio nei confronti di
un certo tipo di attività creativa, come la porta avanti, cosa si aspetta da questo suo modo di esprimersi, quali sono le sua difficoltà.
Ci sono le biografie (essenziali, belle, e interessanti sicuramente, a me piacciono) dei grandi compositori (con merito), che consentono di comprendere meglio il loro operato, perchè non cercare di comprendere (un minimo, visto che molti si stancano troppo presto di fronte a queste tematiche) quelli (anche se non sono allo stesso livello, e non arriveranno mai neanche ad avvicinarsi al livello
dei migliori) che sono tutt'ora in vita?
Per me non sarebbe un atto di narcisismo, ma di pura ricerca della comprensione, se non altro perchè se anche dietro a quasi ogni pensiero, parola, gesto, c'è un motivo che risale anche ad anni
ed anni fa, non vedo per quale motivo il pensiero, la parola, il gesto in musica debbano essere scissi (a tutti i costi).
E' un pò quello che avviene nel posto dove (chi) si lavora, "non portare sul posto di lavoro i propri problemi", non è possibile, è da schizofrenici, e praticamente lo sono tutti, chi più chi meno, chi ne sente la sofferenza, chi no, ma è un comportamento (indotto) che è in parte sostenuto, in parte subìto da alcuni, proprio perchè consiste nello scindere molto spesso la propria personalità con il dovere, che presuppone il distacco dal proprio essere, che non è detto corrisponda al ruolo che abbiamo.
Sia chiaro, per schizofrenia non intendo un livello patologico, e quindi serio, ma uno stadio in cui si stabilisce comunque una scissione tra il vero essere di una persona e quello che è costretta a non esprimere, o comunque ad esprimerlo in un modo che non sente suo.
Detto questo, che è solo un breve spunto di opinione personale, poi provvederò a dire a Bianca le impressioni che ho avuto sul pezzo, ora non posso ascoltarlo nuovamente.