CromaDiBrera ha scritto:
Era questo il senso del mio paragone provocatorio tra Al Chiaro di Luna e Il Nuotatore (che non era tra Beethoven e Allevi, Simone, ci mancherebbe). Chi oggi ascolta questi due brani da una propria playlist rilassato sul divano, lo fa prescindendo dal contesto che li ha prodotti, perché la fruizione odierna è diversa da quella dell'800; e, senza ombra di dubbio, può provare emozioni molto simili ascoltando l'uno e l'altro brano, considerando che Al Chiaro di Luna è non meno orecchiabile, semplice e ripetitivo de Il Nuotatore.
Questo mi sembra incontestabile, e del resto non è niente di nuovo: Adorno classificava i diversi tipi di ascoltatore, dall'esperto al buon ascoltatore al consumatore di cultura ... Che siamo d'accordo o meno con Adorno, e con i suoi giudizi di valore, dobbiamo riconoscere che si può ascoltare e apprezzare il primo movimento dell'op.27 n.2 di Beethoven pur senza essere in grado non dico di capire, ma di tradurre in concetto la sua identità (fatta ad esempio di un equilibrio fra le componenti della scrittura - basso, arpeggio, "melodia" - che trova davvero pochi paragoni negli altri compositori dell'epoca, e anche negli altri brani di Beethoven, e che magari può caratterizzare più tipicamente i movimenti lenti di Schubert): possiamo invece ascoltare e apprezzare questa musica perché - poniamo - ci immette in una atmosfera particolare, ci fa sognare ... ed evidentemente questo tipo di ascolto per alcuni potrà essere supportato tanto da Beethoven (questo Beethoven!) quanto da Allevi. Chiaramente chi ascolta Beethoven ha - in più - la gratificazione di fruire di Musica d'Arte doc.
Per chi è curioso a proposito degli ascoltatori descritti da Adorno in Introduzione alla sociologia della musica, ecco una sintesi di Raul Catalano. L'ascoltatore di Allevi potrebbe essere, se seguiamo Adorno, un particolare mix di consumatore di cultura e ascoltatore emotivo (mentre forse escluderei l'ascoltatore esclusivo di musica leggera).
http://dspace.unive.it/bitstream/handle/10579/1650/835717-1165937.pdf?sequence=2
Secondo Adorno si possono distinguere sei modelli di ascoltatori: il primo è quello dell’esperto che, generalmente, è un tutt’uno col musicista professionista. Esso è <colui che ascolta in modo perfettamente adeguato, è pienamente cosciente cui di norma non sfugge nulla e che in pari tempo sa rendersi conto di quello che ha ascoltato> .
Il secondo tipo consiste nel buon ascoltatore: ciò che lo contraddistingue è una discreta capacità di seguire la logica di composizioni complesse anche se non dispone di un notevole bagaglio di conoscenze tecniche e teoriche. Secondo Adorno esso <capisce la musica all’incirca come uno capisce la propria lingua anche se sa poco o niente della grammatica e della sintassi> .
Il terzo è invece il consumatore di cultura che rappresenta, agli occhi di Adorno, il primo sintomo del disfacimento in cui è caduta vittima la musica nella società contemporanea. <Il conformismo e il convenzionalismo – osserva il filosofo – definiscono sufficientemente il carattere sociale di questo tipo di ascoltatore> in quanto egli sente il bisogno di collezionare dischi e cimeli d’autore, di informarsi frequentemente sulle riviste specializzate per accrescere la propria cultura musicale ed è abbonato, “a scatola chiusa” e con grande entusiasmo, a qualsiasi stagione concertistica sia venuto a conoscenza.
Il quarto tipo consiste nell’ascoltatore emotivo, ovvero colui che utilizza la musica come tranquillante, come un diversivo per scaricare le tensioni accumulate quotidianamente e che, per questo, si disinteressa a qualsiasi ascolto che richieda la minima tensione o sforzo concettuale. Alla luce di simili premesse, questo ascoltatore predilige la musica leggera o popolare e, per questo, è su di lui che si rivolgono le premure dell’industria culturale.
Il quinto, ovvero l’ascoltatore risentito o astioso, si può ulteriormente distinguere in due sottospecie: l’amante della musica preromantica ed il fan del jazz. Il primo identifica nell’operato di Bach e Vivaldi l’apice della composizione musicale di tutti i tempi; perciò si rinchiude nel loro culto esclusivo. Il secondo è persuaso invece della superiorità del jazz rispetto a qualsiasi altro tipo di musica e, per questo, reagisce sdegnosamente a qualsiasi obiezione al suo credo musicale. Il fondamento della propria posizione è solitamente motivato su una tradizionale superiorità del jazz rispetto alla musica “commerciale” e su una sua maggiore immediatezza rispetto alla musica classica. Tuttavia, rileva Adorno, egli non si rende conto del fatto che anche <il jazz è incatenato alla musica commerciale> e che <il suo è un ascolto statico. Disprezza la vita musicale ufficiale in quanto slavata e illusoria, ma non sa spingersi oltre questa constatazione e si rifugia in epoche del passato che ritiene al sicuro dalla predominante mercificazione, dalla reificazione. Ma con la sua rigidità è tributario di quella stessa reificazione cui si oppone> .
Il sesto tipo consiste, infine, nell’ascoltatore esclusivo di musica leggera che, per lui, rappresenta niente più che un passatempo. Questo è, secondo Adorno, il modello perfetto di ascoltatore di cui l’industria culturale ha un crescente bisogno, in quanto esso ascolta passivamente qualsiasi canzone gli venga impacchettata a dovere. Sebbene la facciata del suo modello di ascolto può essere riassunta con la sacrosanta richiesta di “essere lasciati in pace”, il suo è invece un ascolto “morboso” e, soprattutto, perfettamente strutturato dai bombardamenti pubblicitari dei mass-media. Per questo motivo, l’ascoltatore per passatempo è quello presente al massimo grado nella società occidentale. Per Adorno, inoltre, <risulta difficile collegarlo a un determinato gruppo sociale> o ad un <preciso profilo politico, in quanto si adegua – in campo musicale come anche nella realtà quotidiana – a qualsiasi forma di dominio che non pregiudichi troppo apertamente il suo standard di consumatore>.