Condivido quello che hai scritto perché finalmente per una volta si giunge a "come suona il brano" a prescindere dalle logiche determinate in fase di scrittura, e questo per me è un bene... Bisogna però anche tornare a discutere tali logiche per poter distinguere i diversi stili, perché altrimenti se la stocastica all'ascolto è uguale al serialismo (e lo dice anche Ligeti qui: "Non vi è autentica differenza di base tra i risultati dell’automatismo ed i prodotti del caso: la determinazione totale risulta uguale alla totale indeterminatezza"), allora il serialismo potrebbe essere uguale alla dodecafonia, magari in modo meno accentuato. Ed invece le differenze ci sono, eccome ! Se in un caso assistiamo alla variazione e stratificazione di 12 note nell'altro caso assistiamo non solo alla stratificazione di note ma di durata e di dinamica !! Ligeti dice che nel serialismo, aumentando le stratificazioni si assiste ad un'aumento dell'entropia. Ma questo è logico e presto dimostrato visto che in un insieme chiuso e limitato (ed anche relativamente piccolo: 88 elementi), compattando strati (sottoinsiemi contenenti alcuni degli elementi dell'insieme principale), quanti più strati saranno compattati, tanti più elementi comuni si fonderanno tra loro rendendo difficile all'orecchio e non solo all'orecchio, la separazione ed il riconoscimento di questi strati. In sostanza, Se mischio 20 sottoinsiemi contenenti 30 elementi dell'insieme principale, sarà molto semplice trovare elementi comuni tra questi sottoinsiemi che si fonderanno come fossero uno strato unico e potrebbero rendere difficile la ricognizione dei singoli strati, in particolare ci saranno almeno (30*20)-88 elementi, ovvero 512 elementi accomunati in pila (unisonanti). In ambito polifonico la differenziazione potrebbe ancora essere sottolineata dal timbro di diversi strumenti e dalla dinamica, in ambito pianistico si creerebbe anche un paradosso: suonare la stesse identiche note nello stesso istante con dinamiche diverse. In sostanza, tornando al livello di prima, è facile mischiare strati, ma è sempre più difficile tornare agli strati singoli quanto più l'entropia del sistema aumenta. E allora che facciamo ? Come lo risolviamo questo problema ? Diciamo che la musica serialista è musica stocastica ? Ma non possiamo dirlo perché non è la stessa cosa altrimenti a che servirebbe coniare due termini diversi ? Il punto è che partono da premesse diverse nonostante il risultato acustico possa sembrare molto simile se non identico; qui mi aggancio a questo pensiero, per dimostrare che non si possono tralasciare le premesse, come al contrario è stato detto da qualcuno durante queste 7 pagine, giudicando solo la musica nel suo risultato finale, dal momento che la differenza la fa proprio la premessa ! Possiamo magari dire che più l'entropia di un sistema serialista aumenta tanto più l'intera composizione tenderà al genere stocastico casomai. Nel libro che hai citato infatti Ligeti paragona queste stratificazioni ad un gioco con la plastilina colorata, dove, mentre dapprima si distinguono abbastanza facilmente i contrasti tra colori diversi, man mano che si mischia la plastilina, il colore tende a diventare compatto e grigiastro. Ed il processo è irreversibile... Qui la citazione di Ligeti: "Ci si consenta di usare un'illuminante analogia: il gioco con la plastilina. I vari grumi di diversi colori si disperdono gradualmente via via che si impasta il materiale; il risultato è un conglomerato in cui si possono ancora distinguere chiazze di colore, mentre l'insieme è caratterizzato da mancanza di contrasti. Continuando ad impastare, anche le piccole chiazze di colore scompariranno, lasciando il posto ad un grigio uniforme. Questo processo di appiattimento è irreversibile. Si possono distinguere sintomi di questa tendenza già nelle composizioni seriali elementari. In questi casi premessa della scrittura è, che gli elementi dovrebbero essere usati con la stessa frequenza e ognuno di essi dovrebbe avere la stessa importanza. Ciò porta irresistibilmente ad un aumento dell'entropia..."Sembra dunque che Ligeti da una parte, confermi il fatto che essendo il risultato dell'automatismo seriale praticamente identico al risultato prodotto dalla stocastica, allora l'ascolto si riduca ad una conoscenza primitiva dell'autore e del tipo di musica che si va ad ascoltare perché sarebbe impossibile risalire all'autore partendo dalla musica. Come riconoscere se l'autore appartiene al serialismo o alla stocastica se il risultato finale all'orecchio è lo stesso ?? Dunque anche il fatto di "capire" ciò che si ascolta non è legato alla conoscenza dell'autore, delle sue opere e da uno studio attento della sua biografia nella storia della musica e da un'attenta analisi della partitura. Mi sorge spontanea una domanda... Per chi percepisce la musica come un qualcosa di immediato, ma chi si va a leggere tutta sta roba ? E di conseguenza un'altra domanda... Ma cos'è la musica ? A che serve ? Quali sono le sue finalità ? La branca di cui si è parlato in questo post adempie a queste finalità ?
Qui entra in gioco la soggettività. Rispondo per mia sensibilità.
Cos'è la musica ? -> E' il più speciale dei linguaggi di comunicazione.
A che cosa serve ? -> A trasmettere sensazioni: auditive, visive, corporali, mentali che siano esse piacevoli o non.
Quali sono le sue finalità ? -> Conferire arricchimento culturale, spirituale, carnale e fisiologico.
La branca di cui si è parlato in questo post adempie a tali finalità ? -> Solo una, quella culturale; perché il fatto stesso di averne discusso con voi documentandomi mi ha dato modo di arricchirmi culturalmente. Non adempie però al mio gusto musicale perché secondo me manca di arricchimento spirituale e fisico. In sostanza mi risulta totalmente pleonastica.