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Come Si Affronterebbe Lo Studio Di Un Brano Tipo Questo

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Stellina

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Risposta 121 di foster12

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E' un po' l'Alberto Burri del pianoforte.

Non mi scandalizza ne di più ne di meno di Allevi ed Einaudi.

Ricordo tempo fa di aver visto un documentario con Pollini, in cui descriveva il suo approccio musicale a Boulez (che più o meno è sul genere).

La bravura è proprio nel trovare da sé l'approccio. Questo lo dice Pollini. Boulez non so.

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Risposta 122 di Slowtempo

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TheSimon ha scritto:

Huahuahuahaua questa ma la scrivo e me la rivendo !!! 😆 :lol: 😆

Occhio che ti mando la SIAE. 😆 :lol: 😆

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Risposta 123 di micamahler

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Discussione faticosa!

Sinceramente non credo che dire che una bimba potrebbe rifare quelle note possa essere un valore aggiunto (alla discussione). Che poi lo possa fare è vero, oma è ovvio che non vi è di certo nella bimba una logica nel farlo mentre nel brano di Xena c'è.

E uno potrebbe dire : e a me chemmenftt dei suoi ragionamenti, delle sue speculazioni? Infatti si è liberi di dirlo! Però lo si dovrebbe applicare anche a Beethoven (per esempio), ai suoi quartetti (per esempio), non solo a chi non ci piace.

Credo comunque che la logica sottesa al brano musicale debba sempre essere sottesa e non l'elemento caratterizzante che rende più o meno appetibile il brano in questione. Poi si può essere incuriositi o meno da questi procedimenti compositivi ma lo stesso Boulez in Pensare la musica oggi chiarisce il suo punto di vista sulla musica, dicendo per l'appunto che la musica è una cosa, la matematica un'altra (ovviamente lo dice meglio ma non conosco il libro a memoria) . Poi chiaro, questa è la sua opinione, sarà autorevole ma è sempre un'opinione, c'è chi vede della bellezza nel moto browniano (in musica). A questo punto però w gli algoritmi..

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Risposta 124 di Elfo

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"Come Si Affronterebbe Lo Studio Di Un Brano Tipo Questo?"

Magari qualcuno l'ha già scritto, studiando!

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Risposta 125 di Thesimon

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@micamahler

Avere una logica non significa che la stessa funzioni. Ed in 6 pagine mi sembra di aver dimostrato che la logica matematica di Xenakis qui non funziona perché siamo in ambito stocastico.

Sarebbe come dire... Un mio amico elettricista ha progettato un impianto elettrico per il mio garage, provo ad accendere le luci e non si accendono, provo a collegare un caricabatterie ad una presa e non funziona, chiudo un interruttore e salta il magnetotermico. Ci sarà stata anche logica ma il punto è che non funziona un caxxxxo... A questo punto arriva mia cugina che per gioco comincia a collegare i fili che trova in giro. Si da corrente all'impianto e non funziona nulla lo stesso... Poco importa se l'elettricista ci ha messo la logica se comunque in un caso o nell'altro non funziona nulla ! 😆

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Risposta 126 di micamahler

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E lui era lo stocastico che voleva! Se poi il risultato sonoro non ti aggrada, il discorso è un altro (fralaltro condivido, nemmeno a me piace).

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Risposta 127 di RedScharlach

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Forse in sei pagine di discussione mi è sfuggito qualche messaggio, quindi scusate se ripeto una cosa già detta da altri. Formule a parte, nessuno ha fatto notare il carattere esplosivo, febbrile, frenetico, primordiale di Herma? Come notava un amico - che la sa lunga - quando ci si trova davanti a Xenakis "scatta la viuleeenza" (detta all'Abatantuono). In questo Xenakis, ha davvero pochi rivali: qualche Beethoven, qualche Stravinskij... al momento non mi vengono in mente altri nomi.

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Risposta 128 di Thesimon

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micamahler ha scritto:

E lui era lo stocastico che voleva! Se poi il risultato sonoro non ti aggrada, il discorso è un altro (fralaltro condivido, nemmeno a me piace).

Stai rispondendo a spade quando in tavola c'è denari. Leggi tutte le sei pagine di discussione. Io ti ho scritto una cosa e tu mi hai risposto ad un'altra.

Stocastico = Casuale. Una cosa casuale è casuale a prescindere da chi la scriva. Se ti dico di darmi 10 numeri a caso e li confrontiamo con i miei 10 numeri a caso chi può stabilire quale sia la sequenza più bella ? Non ha senso neanche chiederselo...

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Risposta 129 di Thesimon

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RedScharlach ha scritto:

...Formule a parte...

Come formule a parte ? La Herma nasce su basi matematiche. Se gli si nega questo aspetto decade tutto. Non c'è nulla di musicale, o meglio c'è pochissimo, è praticamente solo matematica e... Stocastica. Che la Herma sia febbrile, frenetica ed esplosiva può essere vero, concordo, come potrebbe non esserlo ?

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Risposta 130 di RedScharlach

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TheSimon ha scritto:

Come formule a parte ? La Herma nasce su basi matematiche. Se gli si nega questo aspetto decade tutto. Non c'è nulla di musicale, o meglio c'è pochissimo, è praticamente solo matematica e... Stocastica. Che la Herma sia febbrile, frenetica ed esplosiva può essere vero, concordo, come potrebbe non esserlo ?

Ehm... il problema è che mentre ascolto un pezzo, magari un pezzo che non conosco, molto difficilmente riesco ad apprezzare o anche solo a intuire le basi matematiche sulle quali è costruito; invece gli aspetti espressivi (frenesia esplosiva, violenza febbrile...) mi sono subito intuitivamente evidenti, e mi riesce molto più facile, per non dire logico, costruire il mio giudizio su tali impressioni.

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Risposta 131 di thallo

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TheSimon, continui a mandare avanti il solito fraintendimento.

Non è vero che se togli la matematica Herma cade. Una composizione vive con e senza il proprio compositore, e le idee del proprio compositore.

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Risposta 132 di Thesimon

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No aspetta Clà, questo è un tuo pensiero, quindi ti prego, specifica che è un tuo pensiero, altrimenti chi passa legge e prende te per il professore e me per il cogxxxne di turno, quando ho passato due settimane a studiare le Herma e tutta la logica matematica che ci sta dietro. Far nascere una cosa con delle idee sbagliate a casa mia invalida tutto il lavoro. Es. "Facciamo uno studio sul moto armonico !". Studio la mia teoria, realizzo un plastico e poi non funziona un cavolo. Ok, carino il plastico, resterà nel museo... Ma non funziona.

Ecco un esempio...

A sentirlo parlare sembra un ingegnere nucleare, è interessante notare la convinzione ed il linguaggio utilizzato per esplicare la sua scoperta, peccato che tutto quello che dice siano delle caxxxte assurde che non funzioneranno mai ! Ecco, se io baso un prodotto unicamente su una teoria, e questa teoria è sbagliata, o anche non funzionale nel mio caso di applicazione (perché magari pensata per altri scopi), il risultato è un fallimento.

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Risposta 133 di Lupino

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Le avanguardie sono fallimentari in termini di ascolto...servono per deliziare i cervelli e basta. Tant'è che grazie a queste trovate del secondo dopoguerra, la gente persevera ad andare ad ascoltare musica a carattere narrativo. Ovvero pre-Webern.

Persino Shoenberg e Berg hanno fatto breccia...poi ...

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Risposta 135 di Stellina

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RedScharlach ha scritto:

Scusate, lo so, non c'entra nulla col topic, per di più a me HERMA nemmeno piace ... volevo solo farvi sentire per quale motivo amo Xenakis ...

Qui puoi apprezzare qualche altra chicca, fra l'altro ci sono commenti di gusto di tutt'altra natura ... chi sa se il metodo comositivo è lo stesso? 🙂

www.pianoconcerto.it/forum/index.php?/topic/570-il-legame-fra-musica-e-matematica

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Risposta 137 di RedScharlach

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TheSimon ha scritto:

Casuale per Casuale quale sarebbe la differenza ?

Trovo peraltro paradossale che la critica di HERMA si riduca a questo interrogativo. Alla fine degli anni Cinquanta Ligeti formula la sua nota critica al serialismo postweberniano: «Più sarà accurata la rete delle operazioni con materiale preordinato, più alto sarà il grado di livellamento nel risultato. L’applicazione totale ed insistita del principio seriale porta, alla fine, alla negazione del serialismo stesso. Non vi è autentica differenza di base tra i risultati dell’automatismo ed i prodotti del caso: la determinazione totale risulta uguale alla totale indeterminatezza» (György LIGETI, «Wandlungen der musikalischen Form», in Die Reihe, n°7, 1960; trad. it. «Metamorfosi della forma musicale», in Ligeti, a c. di E. Restagno, EdT, Torino 1985, pp. 223-242: 230). Sostanzialmente, davanti a brani iperdeterminati come le Structures di Boulez e i Klavierstücke di Stockhausen (prendo un paio di esempi pianistici) si sollevava la stessa obiezione di TheSimon: sembrano tasti pigiati a caso dalla mia cugina di 5 anni. Peraltro, già nel 1955 lo stesso Xenakis aveva osservato che la polifonia totalmente serializzata ha come effetto macroscopico una incalcolabile e imprevedibile dispersione di suoni sull’intera estensione dello spettro acustico (Iannis XENAKIS, «La crise de la musique serielle», in Gravesaner Blätter, n°1, 1955, pp. 2-4). Xenakis – permettetemi di semplificare – parte dal medesimo assunto della cugina di cinque anni e realizza un brano in cui gli impulsi, distribuiti stocasticamente, suonano all’ascolto né più né meno casuali della musica iperdeterminata del serialismo postweberniano.

La prospettiva storica che ho riassunto non dice che HERMA è bello o brutto (non credo peraltro che bellezza o bruttezza fossero le principali preoccupazioni di Xenakis e dei suoi colleghi, in quegli anni) ma fornisce qualche spiegazione per fenomeni che altrimenti rischiano di venire fraintesi.

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Risposta 138 di Thesimon

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Condivido quello che hai scritto perché finalmente per una volta si giunge a "come suona il brano" a prescindere dalle logiche determinate in fase di scrittura, e questo per me è un bene... Bisogna però anche tornare a discutere tali logiche per poter distinguere i diversi stili, perché altrimenti se la stocastica all'ascolto è uguale al serialismo (e lo dice anche Ligeti qui: "Non vi è autentica differenza di base tra i risultati dell’automatismo ed i prodotti del caso: la determinazione totale risulta uguale alla totale indeterminatezza"), allora il serialismo potrebbe essere uguale alla dodecafonia, magari in modo meno accentuato. Ed invece le differenze ci sono, eccome ! Se in un caso assistiamo alla variazione e stratificazione di 12 note nell'altro caso assistiamo non solo alla stratificazione di note ma di durata e di dinamica !! Ligeti dice che nel serialismo, aumentando le stratificazioni si assiste ad un'aumento dell'entropia. Ma questo è logico e presto dimostrato visto che in un insieme chiuso e limitato (ed anche relativamente piccolo: 88 elementi), compattando strati (sottoinsiemi contenenti alcuni degli elementi dell'insieme principale), quanti più strati saranno compattati, tanti più elementi comuni si fonderanno tra loro rendendo difficile all'orecchio e non solo all'orecchio, la separazione ed il riconoscimento di questi strati. In sostanza, Se mischio 20 sottoinsiemi contenenti 30 elementi dell'insieme principale, sarà molto semplice trovare elementi comuni tra questi sottoinsiemi che si fonderanno come fossero uno strato unico e potrebbero rendere difficile la ricognizione dei singoli strati, in particolare ci saranno almeno (30*20)-88 elementi, ovvero 512 elementi accomunati in pila (unisonanti). In ambito polifonico la differenziazione potrebbe ancora essere sottolineata dal timbro di diversi strumenti e dalla dinamica, in ambito pianistico si creerebbe anche un paradosso: suonare la stesse identiche note nello stesso istante con dinamiche diverse. In sostanza, tornando al livello di prima, è facile mischiare strati, ma è sempre più difficile tornare agli strati singoli quanto più l'entropia del sistema aumenta. E allora che facciamo ? Come lo risolviamo questo problema ? Diciamo che la musica serialista è musica stocastica ? Ma non possiamo dirlo perché non è la stessa cosa altrimenti a che servirebbe coniare due termini diversi ? Il punto è che partono da premesse diverse nonostante il risultato acustico possa sembrare molto simile se non identico; qui mi aggancio a questo pensiero, per dimostrare che non si possono tralasciare le premesse, come al contrario è stato detto da qualcuno durante queste 7 pagine, giudicando solo la musica nel suo risultato finale, dal momento che la differenza la fa proprio la premessa ! Possiamo magari dire che più l'entropia di un sistema serialista aumenta tanto più l'intera composizione tenderà al genere stocastico casomai. Nel libro che hai citato infatti Ligeti paragona queste stratificazioni ad un gioco con la plastilina colorata, dove, mentre dapprima si distinguono abbastanza facilmente i contrasti tra colori diversi, man mano che si mischia la plastilina, il colore tende a diventare compatto e grigiastro. Ed il processo è irreversibile... Qui la citazione di Ligeti: "Ci si consenta di usare un'illuminante analogia: il gioco con la plastilina. I vari grumi di diversi colori si disperdono gradualmente via via che si impasta il materiale; il risultato è un conglomerato in cui si possono ancora distinguere chiazze di colore, mentre l'insieme è caratterizzato da mancanza di contrasti. Continuando ad impastare, anche le piccole chiazze di colore scompariranno, lasciando il posto ad un grigio uniforme. Questo processo di appiattimento è irreversibile. Si possono distinguere sintomi di questa tendenza già nelle composizioni seriali elementari. In questi casi premessa della scrittura è, che gli elementi dovrebbero essere usati con la stessa frequenza e ognuno di essi dovrebbe avere la stessa importanza. Ciò porta irresistibilmente ad un aumento dell'entropia..."Sembra dunque che Ligeti da una parte, confermi il fatto che essendo il risultato dell'automatismo seriale praticamente identico al risultato prodotto dalla stocastica, allora l'ascolto si riduca ad una conoscenza primitiva dell'autore e del tipo di musica che si va ad ascoltare perché sarebbe impossibile risalire all'autore partendo dalla musica. Come riconoscere se l'autore appartiene al serialismo o alla stocastica se il risultato finale all'orecchio è lo stesso ?? Dunque anche il fatto di "capire" ciò che si ascolta non è legato alla conoscenza dell'autore, delle sue opere e da uno studio attento della sua biografia nella storia della musica e da un'attenta analisi della partitura. Mi sorge spontanea una domanda... Per chi percepisce la musica come un qualcosa di immediato, ma chi si va a leggere tutta sta roba ? E di conseguenza un'altra domanda... Ma cos'è la musica ? A che serve ? Quali sono le sue finalità ? La branca di cui si è parlato in questo post adempie a queste finalità ?

Qui entra in gioco la soggettività. Rispondo per mia sensibilità.

Cos'è la musica ? -> E' il più speciale dei linguaggi di comunicazione.

A che cosa serve ? -> A trasmettere sensazioni: auditive, visive, corporali, mentali che siano esse piacevoli o non.

Quali sono le sue finalità ? -> Conferire arricchimento culturale, spirituale, carnale e fisiologico.

La branca di cui si è parlato in questo post adempie a tali finalità ? -> Solo una, quella culturale; perché il fatto stesso di averne discusso con voi documentandomi mi ha dato modo di arricchirmi culturalmente. Non adempie però al mio gusto musicale perché secondo me manca di arricchimento spirituale e fisico. In sostanza mi risulta totalmente pleonastica.

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Risposta 139 di RedScharlach

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Trovo molto convincente quello che hai scritto, anche se alla fine continueremo a dissentire nel giudizio su HERMA...

Aggiungo un'altra osservazione. Si è detto: "se non si sapesse che è un brano di Xenakis, nessuno lo degnerebbe di attenzione". Probabilmente è vero. La concetto di autore ha un peso notevole nel giudizio estetico, da diversi secoli a questa parte. Se la Hammerklavier fosse stata composta da Kalkbrenner, probabilmente sarebbe considerata una bizzarria degna dell'attenzione di una manciata di musicologi. Oppure - senza ricorrere a paradossi - si può citare il Libro del Cortegiano (1528), dove il Castiglione narra di un mottetto cantato presso la corte della duchessa di Urbino, fra il disinteresse generale. Appena si seppe che il mottetto era una composizione di Josquin (Princeps Musicorum!), tutti i presenti si profusero in lodi.

Ma credo che questi siano argomenti per una nuova discussione (del tipo "Quanto conta l'autore"?).

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Risposta 140 di Xenakis

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Forse per conoscere meglio chi è Xenakis, forse è meglio approfondire opere tipo Tetras...non trovate?

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