Grazie ancora Frank per le precisazioni.
Devo dire, anche in relazione al discorso di Piccinesco, che in realtà dei miei pezzi in genere non ci sono molti aspetti che sono intenzionata a lasciare alla libera interpretazione di chi dovrà eseguire. Il motivo, come sai, è molto semplice: non mi aspetto che qualcuno eseguirà mai un mio pezzo. Questo presupposto credo che abbia condizionato un po’ tutta la mia musica finora, nel bene e nel male. Nel male perché ovviamente i miei scritti non sono quasi mai curati. Ho un mucchio di musica che è quasi indecifrabile persino per me e l’unico che ci capisce qualcosa purtroppo è … il benedetto sequencer 😕 . Nel bene perché in realtà, come dicevo, io cerco di immaginarmi il risultato fin nei minimi particolari e questo perché, di solito, faccio sempre eseguire il brano ad uno strumento virtuale. Solo che i segni non sono quelli che poi interessano ad un occhio umano, ma quelli che interessano allo specifico strumento virtuale utilizzato. Per esempio, non so se ricordi, ma tempo fa pubblicai uno spartito su cui mi erano sfuggiti degli strani simboletti che qualcuno mi chiese cosa indicassero e io risposi che si trattava dell’agogica del sequencer. O ancora, ieri ho ripreso delle partiture per fiati e l'ho trovate piene di indicazioni che a distanza di un anno non so più neppure io interpretare per il semplice fatto che quando l’avevo indicate me le ero dovute inventare lì per lì, non conoscendo la prassi comune (che so, se volevo un up-bend di una tromba mi andavo ad associare la relativa articolazione ad una certa nota fuori dal range della tromba; poi, visto che ci sono decine di articolazioni a distanza di tempo e facile perdersi…). Meno male per me che esistono (non sempre purtroppo) i playback che mi ricordano che cosa intendevo fare in un certo punto. Purtroppo, ovviamente, uno strumento virtuale non riesce mai a realizzare quello che mi immagino, ma almeno ci si avvicina (da un po’ uso la funzione di finale che mi dovrebbe interpretare le dinamiche che scrivo, ma il più delle volte è una tortura e non fa mai quello che mi aspetto, non so se per mia o sua mancanza).
Venendo alla fuga in questione, quello che hai sottolineato è tutto corretto. Per esempio, le alterazioni bizzarre, io non le avevo nemmeno notate e se ti dico del motivo per cui sono lì ti metti a ridere. Però intanto ho scoperto una cosa nuova, ossia che in finale devo e posso impostare i criteri di spelling delle note. Per il resto, devo dire che era la prima volta che scrivevo per organo, per cui - cosa ho fatto?- mi sono andata a visionare un po’ di partiture e, col poco tempo a disposizione, mi sono fatta una certa idea, probabilmente non adeguata. I timbri li avevo anche scelti e sono pure indicati nello spartito, peròsu un rigo aggiuntivo sotto forma di note (keyswitches) che poi in fase di stampa ho eliminato. I timbri scelti, ovviamente sono quelli che ho desunto dallo strumento che avevo a disposizione in quel momento. Che però purtroppo non sono riuscita a far suonare senza uno strano swing che introduce di testa sua, così alla fine ho poi dirottato tutto su quello proposto da Croma. Per curiosità, se ti interessa ho messo su youtube le due versioni dove il video mostra i cambi dei registri.
A proposito i registri desiderati sarebbero:
principale,
+flauto da battuta 6 su manuale alto
+viola gamba da battuta 8 su manuale basso
+ottavino battuta 14 su manuale alto
+bombarda battuta 14 su manuale basso
principale da battuta 15
+flauto da battuta 20 su manuale alto
plenum da battuta 31
+ottavino battuta 14 su manuale basso
Dal punto di vista strutturale si tratta di un lavoro che non si inventa nulla di nuovo ed era proprio nel gesto ironico e un po’ scanzonato che intendevo incentrare l’intero messaggio, tanto più conoscendo il tema d’origine. La mia intenzione era quella di mostrare come anche in una fuga formalmente standard, si potesse trovare con poco un carattere che di solito pezzi del genere non mostrano. Da cui il titolo, che di per sé è tutto il contesto. La battuta 14, va vista come una sorta di campanella di allarme, ma deve, nel mio disegno stare soltanto lì, perché quella è la sua funzione. Se avesse raggiunto il suo scopo, sarebbe stato un lavoro che avrebbe potuto dire qualcosa a proposito della musica, ma purtroppo ha fallito, e questo mi fa capire l’importanza di quello che dici.
Tutto questo lo dico non per giustificarmi, ma solo per far capire che non è che scrivo così solo per fare qualche dispetto a qualcuno, o magari per una sorta di snobismo (questo in effetti era quello che mi era venuto da pensare quando dicevi che la cosa incomincia a stufare), ma semplicemente per la condizione in cui mi trovo e per mia mancanza.
E tanto più non vorrei che, detto ciò, allora nessuno mi facesse più notare dove manco: anzi, a maggior ragione mi farà piacere, perché per me siete un aiuto importantissimo anche in questo.