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Ludovico Einaudi, Minimalismo e Contemporanea

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Feldman

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Risposta 61 di Frank

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RedScharlach ha scritto:

... spero che concorderai sul fatto che gli indiani sono stati le vittime!

Chiaro, ci ha giocato per un po' anche la Lega Nord su questo principio.

Bisogna vedere quanta colpa hanno veramente gli altri e quanto poco sono stati capaci di sfruttare/sciupare le proprie carte loro.

Del resto chi non si è evoluto si è estinto, la dura legge della natura 🙂

(preciso che non è uno spot per la lega, non si sa mai 🙂 .... che è facile giocare con certe cose...)

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Risposta 62 di Dante

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Sto rileggendo e rileggendo il topic.

Alla fine uno perchè scrive?

Per il pubblico, per gli allievi, per se stesso?

Sarà banale, ma gli allievi proprio non li contemplerei...non è che per questo sin dall'inizio del topic si parla di gruppetti che si tengono fedeli a delle linee guida?

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Risposta 63 di RedScharlach

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Frank ha scritto:

Ecco che l'allievo arriva con la sua bozza o idea di progetto e tu lo supporti per arrivare alla realizzazione ... diverso è mostrare le proprie idee e la propria connotazione estetica e dire: questo è il mio mestiere. In questo caso trattasi di collaborazione e non più lezione.

Si fa un gran parlare di artigianato, di bottega rinascimentale... beh, nella bottega rinascimentale è proprio questo che accadeva: l'allievo lavorava con il maestro per imparare la tecnica (la tecnica del maestro!), per imparare il mestiere da chi lo praticava quotidianamente. Poi, stava all'allievo, se ne era in grado, diventare a sua volta un Maestro.

Se non ne era in grado, poco male direi (ripeto: non ce lo prescrive il medico di fare il compositore!).

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Risposta 64 di Frank

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RedScharlach ha scritto:

Si fa un gran parlare di artigianato, di bottega rinascimentale... beh, nella bottega rinascimentale è proprio questo che accadeva: l'allievo lavorava con il maestro per imparare la sua tecnica, per imparare una tecnica da chi la praticava quotidianamente. Poi, stava all'allievo, se ne era in grado, diventare a sua volta un Maestro.

Esatto, il principio vale sempre finchè il codice è globale, quando diventa personale ... il codice è la tecnica possono diventare la stessa cosa essere un tutt'uno in quella musica. Io non devo insegnare il mio codice agli allievi, devo inseganre la Tecnica ed eventualmente a costruirsi un proprio codice. Se un allievo è propenso al minimalismo, all'Einaudi di turno visto che siamo in tema, che giovamento può avere dal mio codice? Nessuno, se non copiarlo...allora torniamo ad un condice condiviso, dove Chopin è diverso ad Schumann nonostante si muovono entrambi fra V e I 🙂

...troppo comoda la vita, quando vogliamo il codice è personale...quando non vogliamo, bisogna tornare alle origini. Il problema sai qual'è Red, ma non lo dico a te, eh...mi sei pure simpatico (ed è un po' il succo del topic), che qualcuno vuole decidere qualè' il codice...fregandosene degli ascoltatori (chiaro, togliendo colleghi (in senso lato) e allievi (in senso lato)...). E lavora alla base, a livello di scuola che è la cosa più subdola...

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Risposta 65 di Feldman

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micamahler ha scritto:

Beh, se così fosse, Romitelli, di cui parlavi precedentemente, lui sì che contaminava eppure lo hai inserito se non ricordo male in una casta. Quindi?

Anche chi fa parte di una casta può contaminarsi, e allora? Non mi sembra impossibile. La questione non è contaminarsi o no, credo sia chiaro.

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Risposta 66 di Feldman

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Dante ha scritto:

Sono l'unico al quale non piace il termine contaminazione, ha un accezione molto negativa. Ci sono termini più specialistici per definire l'atto di sintesi di più "provenienze".

personalmente cerco di non dare troppo peso a definizioni ed etichette. Ho letto un commento del genere da parte di Ivan Fedele che associava il termine "contaminazione" alla malattia. E' una sua visione delle cose. Io lo uso tranquillamente e non mi metto problemi.

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Risposta 67 di Feldman

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RedScharlach ha scritto:

Comunque, senza voler tirare questa metafora per i capelli, ricordo che Donatoni era rimasto vivamente impressionato da Alce Nero parla, e quindi... spero che concorderai sul fatto che gli indiani sono stati le vittime!

certo che concordo. Infatti quella della "riserva d'indiani" è solo una metafora. Dato che i figli di Donatoni non sono vittime di nessuno, credo che il significato della metafora abbia più a che vedere con "riserva" che con "indiani".

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Risposta 68 di Feldman

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Natan ha scritto:

Beh, insomma...è morto negli anni '70 portando alle stelle la dodecafonia. Va beh.

Sicuro che Darmstadt non era una lobbi...dillo al povero Britten, o Messiaen stesso che l'ha fondata e ha autorizzato (di fatto) un certo tipo di musica.

Più che i loro allievi...i loro figli 😉

Quando mai ci hai visto Britten, Bettinelli, etc. andare a Darmstadt? Ma quando mai li avrebbero voluti.

Perchè, il buon Nono che non da la mano a Britten ... secondo te perchè non glie l'ha data? Perchè era fuori dalla cricca 🙂

Ci hai mai visto un jazzista a Darmstadt?

Vedi che la musica è una, quella di serie "A", della cricca ... e quella degli altri è di serie "B". E' stato già deciso 🙂 Qualcuno ha deciso...e non il tempo.

Allora, è una questione di differenze Natan.

E' vero, Darmstadt era una "lobby", ma in che senso? Nel senso che, essendo avanguardia portatrice di una rottura netta con il pubblico, si era in qualche modo isolata. Ma era comunque AVANGUARDIA, ovvero novità, ovvero un modo di prendere le distanze da una realtà accademica stantia, che puzzava di vecchio.

Oggi è diverso: le lobby della musica "contemporanea" (tutta la musica di oggi è contemporanea, anche il rock, quindi non capisco perché continuano a definire tale solo la musica di estrazione "colta") sono accademiche perchè puzzano di vecchio e NON rappresentano le novità.

Aggiungo che se Romitelli faceva parte di un sistema pur contaminandosi è perché aveva scelto la strada dei centri di ricerca, assolutamente condivisibile. Non confondiamo le cose, altrimenti generalizzare è molto facile.

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Risposta 69 di Feldman

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RedScharlach ha scritto:

Si fa un gran parlare di artigianato, di bottega rinascimentale... beh, nella bottega rinascimentale è proprio questo che accadeva: l'allievo lavorava con il maestro per imparare la tecnica (la tecnica del maestro!), per imparare il mestiere da chi lo praticava quotidianamente. Poi, stava all'allievo, se ne era in grado, diventare a sua volta un Maestro.

Se non ne era in grado, poco male direi (ripeto: non ce lo prescrive il medico di fare il compositore!).

La necessità di fare il compositore dev'essere prima di tutto interiore, deve venire da dentro: una necessità fisiologica, come quella dello scrittore, del fotografo, del poeta, del regista.

Poi c'è l'apprendistato, no?

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Risposta 70 di Feldman

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Dante ha scritto:

Sto rileggendo e rileggendo il topic.

Alla fine uno perchè scrive?

Per il pubblico, per gli allievi, per se stesso?

Sarà banale, ma gli allievi proprio non li contemplerei...non è che per questo sin dall'inizio del topic si parla di gruppetti che si tengono fedeli a delle linee guida?

Secondo me uno scrive per se stesso, per un bisogno interiore di esprimere qualcosa, un'intuizione, un'idea. Poi arriva la questione pubblico: Einaudi dice a mio avviso una cosa importante: creare un anello di congiunzione tra pubblico e compositore (che ripeto, non vuol dire vendersi) è una questione di intelligibilità: anche il fatto di utilizzare materiale di derivazione tonale o modale (non tonalità o modalità), difettivo già di per se, può essere un buon punto di partenza proprio perchè si trova nella "memoria collettiva" delle persone. La sostanza sta nello sviluppo di quel materiale e nella sua capacità di produrre emozioni (che sono il risultato di una buona costruzione retorico-musicale).

Spesso le possibilità espressive sono dettate dal tipo di materiale utilizzato. Dubito che gli arabeschi donatoniani siano capaci di realizzare un'emozione pari a quella delle Variazioni Goldberg di Bach, o della V di Beethoven. Non si tratta di chi era più bravo, ma semplicemente di risorse espressive del materiale. Consonanze e dissonanze organizzate in un certo modo producono una cosa, il totale cromatico gestito con meccanismi combinatori ne produce un'altra.

Il materiale non tonale produce comunque tensione su vari livelli, se ben sviluppato. Il brano di cui parlavo con Red, intendo LUMEN di Donatoni, mi fa venire i brividi ogni volta che lo sento! O vogliamo parlare di NIDI? Fantastico... 🙂

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Risposta 71 di Feldman

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Frank ha scritto:

. Il problema sai qual'è Red, ma non lo dico a te, eh...mi sei pure simpatico (ed è un po' il succo del topic), che qualcuno vuole decidere qualè' il codice...fregandosene degli ascoltatori (chiaro, togliendo colleghi (in senso lato) e allievi (in senso lato)...). E lavora alla base, a livello di scuola che è la cosa più subdola...

Non è giusto, mi hai rubato le parole di bocca! 🙂

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Risposta 72 di RedScharlach

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Frank ha scritto:

Se un allievo è propenso al minimalismo, all'Einaudi di turno visto che siamo in tema, che giovamento può avere dal mio codice? Nessuno, se non copiarlo...

La penso all'opposto: proprio se l'allievo ha propensioni diverse, il contatto con le tecniche e le idee (codici? non ho ben capito cosa intendi) del maestro può essergli utile.

Ovviamente non è che si passa tutto l'anno a studiare la musica dell'insegnante, ma questo mi sembra superfluo specificarlo! Rimane il fatto che guardo con molto sospetto gli insegnanti che nascondono la propria musica agli allievi... Se va bene, la prendo come una forma di pudore (del tutto fuori luogo, visto che si parla di compositori!).

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Risposta 73 di micamahler

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Condivido. Sinceramente io ad un maestro sono comunque ben propenso a chiedergli di vedere la sua musica, questo non significa che io la debba seguire...

Tornando all'argomento del topic mi sembra che si sia partiti da Einaudi per concludere: nella musica esistono le élite.

Non mi sembra una novità.

Per Feldman: tu hai detto che il tuo pensiero riguardava la contaminazione, precedentemente però hai detto che Romitelli non se lo cxxx nessuno, successivamente io ti ho detto ma vedi che pure Romitelli la utilizza la contaminazione e ora invece dici che non è quella la questione. Fatico un po' a seguirti!

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Risposta 74 di Feldman

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micamahler ha scritto:

Per Feldman: tu hai detto che il tuo pensiero riguardava la contaminazione, precedentemente però hai detto che Romitelli non se lo cxxx nessuno, successivamente io ti ho detto ma vedi che pure Romitelli la utilizza la contaminazione e ora invece dici che non è quella la questione. Fatico un po' a seguirti!

Colpa mia, mi sono spiegato male. Romitelli usava la contaminazione ma rimaneva comunque all'interno dell' élite.

Anche Mario Garuti mi pare uno propenso alla contaminazione, eppure segue sempre la solita linea. Il suo nome l'ho addirittura letto nei programmi concertistici di Darmstadt.

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Risposta 75 di Valchiria

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RedScharlach ha scritto:

Rimane il fatto che guardo con molto sospetto gli insegnanti che nascondono la propria musica agli allievi...

Però devi riconoscere che oggi è molto difficile nascondere la propria musica, una ricerchina su youtube e salta fuori il mondo. Anche guardare con i propri occhi la musica del proprio maestro non guasta.

Così però...mi sembra sempre di parlare del punto di vista dell'allievo

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Risposta 76 di Zazza

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micamahler ha scritto:

Condivido. Sinceramente io ad un maestro sono comunque ben propenso a chiedergli di vedere la sua musica, questo non significa che io la debba seguire...

E in effetti dicevo: "capita il curioso, appunto il curioso,"

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Risposta 77 di Zazza

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Vorrei raccontare la mia esperienza in termini di tecnica, qualche hanno fa ho seguito una master class dove si parlava di composizione per orchestra di fiati e un compositore di professione illustrava i tipi di dialoghi più "funzionanti" attraverso i suoi brani.

Premesso che la master class era aperta anche a direttori, devo dire da compositore, che sta musica non era così smaliante e il docente avrebbe fatto più bella figura mostrando le stesse situazioni di fatto referenziando brani di compositori più importanti.

Almeno questo avrei preferito io 🙂 In effetti mi ha lasciato ben poco...e "studiavamo" 🙄 la sua musica.

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Risposta 78 di DiesIrae

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Feldman ha scritto:

Anche Mario Garuti

... ma dai, il maestro di Allevi...🙂

... poi uno si lamenta se si ribella al sistema e parla di Casta

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Risposta 79 di Feldman

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DiesIrae ha scritto:

... ma dai, il maestro di Allevi... 🙂

... poi uno si lamenta se si ribella al sistema e parla di Casta

Scusa, cosa c'entra? Mi dimostri con i fatti ciò che pensi di Garuti? Intanto posto un suo pezzo, giusto per non cadere nel pregiudizio:

ma tu guarda...

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Risposta 80 di DiesIrae

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Centra che Allevi si dichiara contrario alla Casta e scrive brani che si chiamano l'angelo Ribelle.

Praticamente fa gli stessi tuoi discorsi, di lui però conosciamo la musica e sappiamo che è più bravo come filosofo che come musicista nel senso che di fondo ha ragione ma i mezzi sono quelli di un musicista pop...di te non abbiamo ancora ascoltato nulla 🙂

Garuti lo conosco bene...per cui...non ho capito qual'è il problema. Fra l'altro è un compositore molto preparato e attento al suono ...dico, ma la tua musica qual'è?

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